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Cuore di Seta, Shi Yang Shi

Di Pubblicato Novembre 07, 2017

Per una volta partiamo dalla fine della storia.

Shi Yang Shi è ormai un famoso attore cinese, di teatro e di tv, che a undici anni è arrivato a Milano con la famiglia, benestante, in cerca di un futuro migliore. E ora, a soli 38 anni, ha scritto la sua autobiografia “Cuore di Seta. La mia storia italiana Made in China” pubblicata poche settimane fa da Mondadori.

Nelle 168 pagine del suo libro, Yang ripercorre insieme al lettore la strada, faticosissima, che lo ha portato ad essere conosciuto e amato dal grande pubblico.

A Prato in molti lo ricordano per le numerose interpretazioni teatrali allo Spazio Compost, la struttura indipendente che sotto la guida della regista Cristina Pezzoli ha messo in scena spettacoli in doppia lingua, italiana e cinese, e con protagonista ovviamente lui, Yang.

Sempre a Prato, è tornato anche per un compito molto più ingrato: fare da traduttore ai funerali dei 7 operai morti nell’incendio della ditta di Teresa Moda, del dicembre del 2013.

Ma prima di diventare attore, e per un periodo anche inviato speciale della trasmissione Le Iene, Yang è stato un bambino felice in Cina, almeno fino a quando la famiglia non decide di emigrare in Italia e, come scrive lui stesso, “nella seta del mio cuore si è aperto uno strappo”.

Il libro diventa così una sorta di diario che ripercorre le tappe delle successive lacerazioni del cuore di seta di Yang, costretto a crescere molto in fretta e a diventare lui stesso un componente economicamente attivo per contribuire a mantenere la famiglia a Milano, nonostante la giovanissima età.

Lavapiatti a dodici anni a Cirò Marina, traduttore a partire già dai 14 e tutto questo sempre ottenendo i migliori risultati scolastici, che gli permetteranno di conseguire la laurea all’Università Bocconi di Milano.

Ma le pagine sono costellate anche dai ricordi della vita vissuta in Cina, della nonna paterna che prepara ottimi ravioli per il Capodanno, della città natale piena di colori e di persone, e delle origini della sua stessa famiglia, con incursioni nella storia contemporanea cinese.

Ed è proprio questa dimensione domestica e familiare a incollare il lettore alle pagine che scorrono veloci. Il risultato è un libro che partendo dalla sua dimensione più intima, in quanto autobiografica, riesce comunque a parlare a tutti: all’adolescente riottoso alle decisioni dei genitori, all’adulto che rivive lo stesso periodo con occhi e consapevolezze diverse, a chi si scopre gay, come Yang, e deve combattere per farsi “accettare” come persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

Soprattutto però ci pare di scorgere che i veri destinatari siano loro, i giovani di seconda e terza generazione, che devono affrontare la sfida di definire la propria identità, in perenne bilico tra tradizioni anche geograficamente lontane e un presente tutto o quasi italiano, e una società che ancora fatica non poco a capire che i processi di mobilità tra Paesi sono naturali quanto il sorgere del sole.

Per questo il libro merita di essere letto, ed è questo forse il suo pregio più grande: riesce a dare un volto a quel fenomeno astratto che chiamiamo “migrazione”, ricordandoci che dietro a questa parola ci sono persone- uomini, donne e bambini- con le loro storie più o meno difficili, più o meno di successo e d’integrazione. Per fortuna, e almeno questa volta, possiamo dire che questa è una storia a lieto fine.

Sara Capolungo

Shi Yang Shi 1

Letto 1425 volte Ultima modifica il Martedì, 07 Novembre 2017 21:23
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