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Il patriottismo in mostra nel Museo della Rivoluzione di Guangzhou

Di Pubblicato Febbraio 22, 2018

Guangzhou, o Canton, è una città che nella sua storia è stata scenario di numerose rivoluzioni: dalle guerre dell'oppio alle rivolte social contro le invasioni, dalla guerra civile alla rivoluzione culturale.

Immerso nei tranquilli e rigogliosi giardini all'estremità occidentale del Parco dei Martiri, l'edificio storico che ospita il Museo di Storia Rivoluzionaria del Guangdong, circondato da archi e colonnati e incorniciato da palme, assomiglia più ad un palazzo coloniale dimenticato su una lontana isola caraibica che ad un patrimonio architettonico della dinastia Qing, testimone di alcuni dei periodi più importanti del tumultuoso ventesimo secolo della Cina.

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L’edificio, che ora funge da "base per l'educazione al patriottismo" (ad ingresso gratuito, ovviamente), fin dai suoi primi giorni ha fatto da sfondo a momenti salienti della storia cinese. Originariamente eretto come centro amministrativo durante gli ultimi giorni della dinastia Qing, l’edificio è stato un punto focale per il dissenso popolare sulla scia della ribellione di Xinhai del 1911. Qui, nelle vecchie sale del potere imperiale, le masse di Guangzhou organizzarono un'assemblea popolare che denunciava il regime Manciù. Sempre qui, nel 1921, Sun Yat-sen prestò giuramento come presidente straordinario del suo Kuomintang, mettendo in moto la campagna che avrebbe fatto cadere Yuan Shikai e i signori della guerra del nord.

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Rosie Levine, ricercatrice specializzata in architettura all'Università di Pechino, rivela che la facciata in stile occidentale dell'edificio non è insolita come si potrebbe pensare: "Negli ultimi anni dell’epoca Qing e durante quella repubblicana, l'architettura cinese ha cominciato ad assorbire distintamente dall'Europa caratteristiche come le colonne neoclassiche e i colonnati coperti, specialmente nelle città portuali come Guangzhou ".
L'edificio, con la sua teatrale sala riunioni coperta da una cupola, è ancora ornata da bandiere dell'epoca repubblicana. Esso fu anche un importante quartier generale per il primo governo del Kuomintang. Anche i leader comunisti lasciarono il segno: lo stesso Mao Zedong ha diretto affari nell'edificio mentre lavorava come capo redattore di Politics Weekly.

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Oggi, il museo si erge a testimonianza della storia rivoluzionaria della regione, documentando le lotte del popolo cantonese per resistere all'aggressione imperialista e riformare la propria società, dalle guerre dell'oppio fino alla fondazione della Repubblica popolare cinese. Le mostre al secondo piano formano il Museo di Storia Moderna di Guangzhou, catalogando l'ascesa della città da centro manifatturiero a importante porto commerciale, fino alla moderna megalopoli di oggi.

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