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Il Thè con bollicine?

Di Pubblicato Aprile 17, 2019

Sarah Manganotti ci accompagna alla scoperta di una nuova moda che sta invadendo Milano e altre città d’Italia, ovvero coffee bar dove si può degustare il BUBBLE TEA.


E per scoprire questa bevanda alternativa di seguito abbiamo intervistato Laura Wu, che ha aperto da qualche mese proprio un locale dedicato al bubble tea (SHAKER) in centro a Milano.

 

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Dunque, innanzitutto parlaci un po’ di te
“Io sono arrivata in Italia circa 20 anni fa, poi ho intrapreso studi di economia in Cattolica e un master di specializzazione in Fashion Marketing allo IED.
Dopo questo percorso di studio ho deciso di mettermi in proprio e, dopo diverse ricerche di mercato, mi sono appassionata al mondo del bubble tea, volevo rendere questo mondo un po’ più chic, dargli un taglio un po’ più elegante: ho preso un prodotto dal DNA asiatico e ho cercato di inserirlo in un concept più definito e vicini al gusto europeo, portando avanti un’idea nuova e interessante.”


Facendo un passo indietro, che memorie hai dei tuoi primi anni in Italia?
“All’inizio tanta difficoltà per integrarsi e cercare di capire un mondo nuovo.
Bisogna darsi un po’ di tempo, avere pazienza, e piano piano sono riuscita a trovare la mia dimensione.”


Torniamo al bubble tea. Raccontaci un po’ come nasce questa bevanda.
“Il bubble tea nasce a Taiwan circa 40 anni fa.
L’idea era lanciare una bevanda nuova e giovanile: come sai in Asia c’è una cultura del thè molto tradizionale e questo nuovo prodotto ha scardinato e svecchiato la classica idea di thè per proporsi ai giovani asiatici.
La base del bubble tea rimane, ovviamente il thè che viene però aromatizzato con diverse varianti; più cremose da gustare calde durante l’inverno (Milk tea a base di latte) e più fresche e fruttate per l’estate.
Oltre alla varietà di gusti, c’è poi l’elemento innovativo delle bubble (ovvero palline di tapioca): ne esistono di diversi tipi tra cui le popping boba ovvero palline che creano una sensazione divertente per cui a contatto con la bocca esplodono e rilasciano il gusto fruttato.”

 

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I gusti più gettonati?
“Quelli a base di the nero (gusto più familiare per gli italiani) e quelli alla frutta”.


Come convinceresti un italiano a provare il bubble tea nel tuo locale?
“Innanzitutto io curo molto la qualità delle materie prime, infatti ho preso contatti diretti con i migliori fornitori in Europa.
Successivamente io e i miei collaboratori abbiamo approfondito la fase di preparazione per creare delle ricette ben definite, bilanciando i diversi gusti anche a seconda della stagione in modo da proporre bevande che sfruttino la stagionalità dei prodotti utilizzati.
Soprattutto per chi non ha mai provato questo tipo di bevanda, proporre qualche gusto un po’ troppo particolare può risultare rischioso; ecco perché ho anche una selezione di fine tea (basi di thè nero, verde o floreale) in modo da soddisfare tutte le esigenze.
L’estate scorsa abbiamo lanciato anche bubble tea con frutta fresca, lanciando così anche delle nuove alternative.
In più nel nostro locale ci si può sedere e, per i più curiosi, si può provare qualche dolcetto asiatico da accompagnare con il thè (plum-cake al thè verde, mochi, ecc.)
Mi piace pensare che anche gli italiani possano lanciarsi a provare questa nuova tipologia di bevanda o ad una nuova idea di thè, una bibita che posso mangiare mentre la sto bevendo.”

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Si potrebbe pensare al thè come il mezzo per aprire un nuovo dialogo?
“Penso che Shaker nasca proprio per unire un idea specificatamente asiatica e un gusto per la ricerca e la cura del prodotto tutta italiana, quindi si, mi piace pensare che anche con un drink popolare come il bubble tea possa essere dialogo e integrazione, non per niente abbiamo anche diversi clienti italiani molto giovani che non hanno riserve a provare prodotti un po’ fuori dal comune.”


Curiosità, perché hai chiamato il tuo locale Shaker?
“Quando penso al bubble tea di solito si pensa che questo nome derivi da queste palline/bolle di tapioca che aggiungo nella bibita. In realtà le prime versioni nascono con le bolle derivate dallo shakerare questi thè per far sì che i diversi ingredienti si mescolassero insieme. Da qui quindi l’idea di chiamare il locale Shaker.”

Come vedi Shaker tra due anni
“Sono ottimista e la mia speranza è che da qui a due anni di poter aver consolidato un mio business e, perché no, aver aperto qualche filiale in qualche altra città italiana, quindi avere in gestione una catena di locali.”

Shaker bubble & tea lovers
Via Victor Hugo, 1 Milano
SHAKER- Instagram

 

Manganotti Sarah è laureata in tedesco e cinese presso L’Università di Milano in Mediazione linguistica-culturale. Dopo la laurea ha vissuto a Pechino continuando i suoi studi di cinese presso la Language and Culture University. Al momento lavora presso un istituto internazionale di moda e design come China desk: allo stesso tempo porta avanti progetti culturali e d'integrazione per Associna.

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