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La Hong Kong che non ti aspetti

Di Pubblicato Marzo 06, 2017

Non ho problemi ad ammettere candidamente che prima di approdare nella controversa isola di Hong Kong la sola immagine che la mia mente riuscisse ad associarle fosse quella della fluorescente foresta di grattacieli immortalata dalla cima dell’aristocratico Peak.

 

In tre giorni, complice una guida autoctona e amica e l’aria già dolcemente primaverile, mi ritrovo a camminare per le strade in salita di una Hong Kong insolita, piacevolmente affezionata alle proprie tradizioni e sovrumanamente affollata, una Hong Kong che svela quei tratti del suo volto che credevo persi nel luccichio artificioso dei giganti del quartiere finanziario. E così scopro Tai-O, isoletta di pescatori che ancora spalancano i loro occhi a mandorla davanti ai miei tratti occidentali, di palafitte e streetfood per tutti i gusti; ed è qui che vengo trascinata nel goloso vortice di polpette di pesce, gai daan zai1e Hong Kong milk tea.

1 In cantonese 雞蛋仔, dolci all’uovo di consistenza simile a quella dei waffles

 

hong kong 1

 

Con lo stesso sincero stupore affronto l’esperienza del dim sum, la colazione-pranzo in autentico stile cantonese in uno dei locali più tipici della città, che conserva una severa aurea tradizionale, al limite del parodistico: anziani camerieri in divisa bianca si aggirano per la sala spingendo carrelli colmi delle diverse specialità della casa, puntualmente assaltati da orde di intere famiglie impazienti di dichiarare ufficialmente aperto il sacro pasto domenicale, il tutto condito da una disordinata cacofonia in cui mi ritrovo a pensare quanto solo due anni fa non avrei mai nemmeno messo piede in un posto del genere.

 

La gente è ovunque a Hong Kong e pensare di ottenere qualcosa senza fare la fila per almeno mezz’ora è quantomeno utopistico, primo tra tutti un posto sui mezzi di trasporto. Ed è risaputo, l’italiano prova un istintivo senso di repulsione per qualsiasi forma di fila ordinata ed io, nonostante lo sforzo di rimanere entro i canoni della civiltà, ho trattenuto a malapena l’irrefrenabile impulso di gridare un “sorry guys, I’m pregnant” che riuscisse a farmi uscire da quella intollerabile situazione.

 

hong kong 2

 

Il celeberrimo “Peak” non fa certo eccezione quanto a strabordante affollamento e, nonostante raggiungerlo significhi svariati chilometri di curve in salita a bordo di un autobus a due piani con mal di stomaco assicurato per i due giorni a seguire, la vista di cui si gode ripaga ogni sforzo affrontato. Dal Peak è subito chiaro che le luci più luminose di Hong Kong sono quelle della “Hong Kong che conta”, la “Hong Kong island”, luogo ideale – parola di amica autoctona – per la pratica di uno sport particolarmente piacevole, la “caccia al potenziale fidanzato ricco”, che si nasconde in uno dei moderni locali di Lan Kwai Fong e sta aspettando solo di farsi trovare. 

 

Lan Kwai Fong è la Hong Kong che mi ero sempre immaginata, è un po’ New York e poco Cina, è ristoranti eleganti e cocktail alla moda, è businessmen seduti a chiacchierare dopo una giornata di lavoro, è ragazze strette nei loro abiti da sabato sera. Lan Kwai Fong è tutto questo, e mi piace. Ma mi piace anche quell’isola meno luccicante e più tradizionale, quel volto vero e inaspettato di una Hong Kong che ha saputo stupirmi in ogni sfumatura del suo carattere.

 

hong kong 3

Letto 6578 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Aprile 2021 15:55

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