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Videomaker in salsa Italocinese

Di Pubblicato Settembre 02, 2019

Oggi ci troviamo con Susanna Yu Bai, classe 1990, giovane ragazza italo/cinese, appassionata di fotografia e videomaking, passioni che ha trasformato poi in lavoro.

 

Chi è Susanna Bai?

“Sono una ragazza italocinese o sino-italiana che ha deciso di dedicarsi ad una carriera totalmente diversa rispetto a i miei genitori e alle classiche professioni legate alla comunità cinese di ristorazione, negozio di abbigliamento o di laboratorio di pelletteria.

Sono una ragazza che ha studiato, si è laureata e che ha deciso di rischiare su un percorso di vita totalmente nuovo: sono nata in Italia e siamo tre figlie in famiglia (per la gioia del papà che coccoliamo).”

 

Dove nasce questa passione per le arti visive, nello specifico per il videomaking e la fotografia?

“Ho iniziato ad avvicinarmi alla fotografia da giovanissima, a 14 anni durante il mio 1° anno di liceo, grazie all’incontro con Matteo Balduzzi*, che all’epoca insegnava un corso pomeridiano di fotografia proprio nel mio liceo.
Grazie a lui è nata questa profonda passione che è la fotografia, partendo dalla cura dell’immagine fino ad arrivare a capire e a imparare a costruire uno storytelling.

Un racconto fatto di immagini, dove si sviluppa una capacità narrativa e progettuale che si nasconde dietro un semplice scatto fotografico; saper cogliere l’attimo è importante, ma senza una storia da raccontare risulta tutto molto superficiale.

Una volta finito il liceo ero molto indecisa su che percorso intraprendere, se fare una scuola di fotografia (la Bauer) piuttosto che l’università; alla fine ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Design al Politecnico, facoltà che mi ha dato la possibilità di applicare la fotografia a un discorso di progettazione.

L’interesse profondo per il videomaking nasce grazie al fortunato incontro con un regista freelance con cui poi inizio a lavorare: inizio così a guardare i film in modo diverso e ad osservare il mondo che mi circonda con un’altra ottica.
Dopo due anni ho fatto il grande salto mettendomi in proprio, decidendo che questo era ciò che volevo fare per la vita.”

 

Scelta molto innovativa e coraggiosa.

Come ha reagito la tua famiglia rispetto a questo percorso non tradizionale?

“Ho sempre molta difficoltà a far capire ai mie genitori cosa faccio, a volte dicono che sono una fotografa, ma non è solo questo. E’ un po’ difficile per loro capire qual è la mia professione..

Spesso molte persone pensano che faccia foto e video ai matrimoni cinesi (cosa che ho fatto in modo sporadico); ma negli ultimi 10 anni, grazie anche ai social media e ad un aumento della produzione di contenuti audiovisivi, è più facile per la mia famiglia comprendere il mio lavoro.

La mia professione si concentra su creare, editare e costruire un contenuto multimediale.”

 

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Le tue fonti d’ispirazione o punti di riferimento.

“Non ho un riferimento forte in particolare, ovvio che faccio molto riferimento al mondo del cinema.

Mi piace molto il cinema dei grandi maestri come Kubrick ma anche dei registi emergenti famosi come Lathimos che si dedicano ad uno studio della fotografia e dell’immagine molto curato e dettagliato. Osservo molto anche artisti diversi come quelli su Artsy (piattaforma dove vendono opere di arte contemporanea): qui ad esempio ho trovato diversi artisti che continuano ad ispirarmi. Mi piace avere più stimoli da varie forme artistiche.”

 

La parte del tuo lavoro che ti piace di più?

“Per quello che riguarda la fotografia, la parte progettuale mi stimola tantissimo, ad esempio la scelta della location, i materiali e i dettagli dell’immagine.

Per la parte video mi piace molto la parte di montaggio e di editing, così posso decidere cosa mostrare e cosa no. Diciamo che da freelance faccio un po’ tutto, come si dice one woman one show.

Diversamente mi risulta più complessa la parte di promozione, capire come creare dei contenuti sui social o come sponsorizzare me stessa e il lavoro che faccio; sarebbe una parte che affiderei a qualcun’altro perché al momento non saprei come gestirlo e diventerebbe solo fonte di stress.

Un altro aspetto difficile del mio lavoro è anche capire l’esigenza del cliente, molti mi chiedono di girare un video, ma non hanno un’idea chiara di cosa vogliono.

Esistono differenti tipologie di video e materiale audiovisivo: ad esempio aggiungere effetti 3D o di stop-motion, filmare backstage, coinvolgere attori, inserire un doppiaggio in doppia lingua....è difficile far capire come tutti questi elementi possano cambiare la natura del video.”

 

Susanna Bai tra 10 anni.
“Spero di essere ancora in Italia, mi piace come paese perché ha una grande varietà di siti Unesco.
Dall’altra parte spero di poter portare avanti questo tipo di lavoro, fra 10 anni magari avere uno studio e un team di lavoro: con più esperienza e maggior capacità di gestione, mi piacerebbe potermi dedicare a progetti più impegnati.”

Un settore in cui ti piacerebbe fare esperienza?
“Per quanto riguarda cortometraggi, mi piace valutare il concetto che sta intorno alla storia che si sta raccontando, è una dimensione però non facile: iniziare progetti di medio-alto livello senza aver maturato tanta esperienza sul campo risulta complesso e faticoso.
Mi piace molto anche l’idea di produrre documentari, dove in parte posso costruite delle riprese ad hoc ma anche avere una storia vera che tira il filo della narrazione.”

 

Consigli per futuri giovani videomaker.

“Se sentite che questa è la vostra strada, insistete, siate imperterriti nel raggiungere il vostro obiettivo: nel momento in cui rendi la tua passione il tuo lavoro, si possono trovare diverse opportunità per fare le prime esperienze.
L’inizio non è mai facile, bisogna crearsi anche una cerchia di persone con cui condividere questa dimensione e con cui fare squadra, bisogna sforzarsi di uscire dalla propria zona di comfort, soprattutto oggi i social network possono essere di grande aiuto per conoscere persone di altre nazionalità e di altre realtà, dando opportunità ai singoli di creare comunità per scambiarsi idee.

Non abbiate paura, certo non è una professione in cui si fanno grandi guadagni, ma riesco nel piccolo ad avere una vita dignitosa; bisogna prendere coscienza che ci sono difficoltà che però possono essere superate se si mantiene una volontà forte nel realizzare ciò in cui si crede.

Il fatto poi di essere di 2° generazione sicuramente mi agevola perché posso attingere stimoli e riflessioni da entrambe le mie “patrie”.

 

Account Instagram Susanna: susannayubai

Canale Vimeo : https://vimeo.com/susannayubai

 

Intervista a cura di Sarah Manganotti

*Dal 2015 fa parte del Comitato Scientifico di Forma Meravigli, a Milano. E' membro del gruppo di lavoro sull'arte pubblica ARTINRETI, basato presso Cittadellarte a Biella e coordinato dalla Fondazione Pistoletto.
E' socio fondatore dell'organizzazione no-profit per l'arte contemporanea CAREOF di Milano.

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