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Liu Bolin alla Bocconi: gli scatti in mostra fino a gennaio

Di Pubblicato Ottobre 04, 2019

Il 3 ottobre l'esibizione dell'artista cinese che attraverso la tecnica del body painting si fonde con il panorama circostante.

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Definito l’uomo invisibile, Liu Bolin si è esibito in una delle sue performance di fotografia mimetica all’Università Bocconi giovedì 3 ottobre. L’evento, riservato alla comunità Bocconi e che rientra nell’ambito di BAG - Bocconi Art Gallery, è stato organizzato in collaborazione con la Galleria Boxart e MIA Photo Fair e vedrà l’artista tenere un breve discorso prima di dare luogo alla sua performance e di farsi fotografare completamente integrato con lo sfondo grazie alla tecnica del body painting.

Aperta a tutti fino al 15 gennaio 2020 è invece la selezione di scatti di Bolin esposta nel campus Bocconi nell’ambito della mostra personale dell’artista “La Forma Profonda del Reale”, organizzata in collaborazione con MIA Photo Fair (lun-ven ore 9-20; sab 10-18; piano seminterrato di Via Sarfatti 25, ingresso libero e gratuito). Le fotografie ritraggono proprio la sua sagoma mimetizzata nei luoghi che ha deciso di immortalare.

 

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“Liu Bolin è un artista veramente internazionale che riesce a cogliere i simboli più iconici dei diversi Paesi, interpretandoli con la sua originale poetica”, spiega Severino Salvemini, presidente del Comitato per l’arte contemporanea in Bocconi. “L’Università Bocconi è lieta di presentare alla sua popolazione internazionale di studenti e docenti un fotografo d’arte così prestigioso, che ha accettato di segnare con una performance nel nostro Ateneo il suo percorso artistico”.

Le performance di Bolin hanno avuto inizio a seguito della distruzione del villaggio in cui viveva, a nord-est di Pechino, avvenuta su ordine delle autorità governative nel 2005. Da quel momento Bolin fa ricorso alla matrice prospettica per creare l’immagine che ha dato origine alla serie di scatti intitolata Hiding in the city (Nascondersi nella città). Tracciando sul proprio corpo le linee delle macerie del suo quartiere, ottiene un’immagine in cui l’elemento perturbativo dello spazio, costituito dalla sua sagoma, costringe lo spettatore a soffermare lo sguardo su quella esatta porzione di realtà. Il significato che dà l’artista al suo celarsi nello spazio è proprio questo: attirare l’attenzione su determinati luoghi e paesaggi, rendendosi quasi invisibile.

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