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La Camera della Moda lancia l'iniziativa "China we are with you"

Di Pubblicato Febbraio 06, 2020

Per quanto non sia ancora possibile prevedere l’impatto dell’epidemia di coronavirus sull’economia cinese, tuttavia si temono delle conseguenze peggiori rispetto al 2003, quando si manifestò la SARS, soprattutto per la maggiore integrazione del mercato cinese nell’economia mondiale.


Le industrie maggiormente colpite sono quelle del cinema, che hanno registrato un afflusso di spettatori molto più basso rispetto a quello dello stesso periodo del 2019, e della moda.

 

L’industria della moda di lusso, che dipende dal potere di produzione e di consumo della Cina, stava già rallentando prima dell’esplosione del virus, ed adesso gli esperti del settore si aspettano che le cose peggiorino.

 

Si teme che molte fiere del settore, in programma per i prossimi mesi, possano essere cancellate o rinviate per evitare affollamenti che possano far propagare il virus: così è successo ad esempio per la Fiera Internazionale dell’ottica della Cina che avrebbe dovuto tenersi a Shanghai nei giorni 11, 12 e 13 febbraio, e che è stata rimandata. Ugualmente, si prevede che almeno un migliaio di Cinesi, tra compratori, giornalisti ed addetti del settore, non potranno partecipare alla Settimana della Moda di Milano (18-24 febbraio).

 

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Per garantire una presenza perlomeno virtuale, la Camera della Moda ha lanciato “China we are with you” una campagna per permettere loro di assistere a tutte le sfilate, di vedere le interviste backstage e di interagire. Secondo il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa Milano è la prima città a proporre una simile iniziativa, che è aperta ad altre manifestazioni del settore.

 

La paura del coronavirus ha avuto ripercussioni sulle vendite al dettaglio. Si è assistito ad una contrazione delle vendite nei negozi: i consumatori infatti hanno preferito non uscire per ridurre al minimo la loro esposizione all’aperto, con conseguente crollo delle vendite che ha portato molti centri commerciali a ridurre l’orario di apertura, se non a chiudere completamente. La reazione dei marchi della moda non si è fatta attendere: di fronte al calo delle vendite nei negozi fisici, i marchi hanno incrementato il servizio di vendite online, informando i propri clienti di questa possibilità tramite messaggi inviati tramite WeChat, Weibo e SMS, ottenendo risultati economici positivi.

 

Le preoccupazioni maggiori riguardano infine la produzione. Sebbene la produzione sia attualmente sospesa per via dei festeggiamenti del Capodanno Lunare, molte fabbriche stanno ritardando la riapertura (solitamente prevista per i primi giorni di febbraio) per timore di non avere procedure sanitarie adeguate per tutelare la salute dei loro lavoratori. Questo ritardo potrebbe ripercuotersi sui tempi di consegna della collezione autunnale, solitamente prodotta nel mese di marzo con consegna ad aprile, con influenze negative anche sulle industrie europee dipendenti dal mercato cinese: al momento infatti non è possibile sapere se le fabbriche abbiano personale sufficiente per rispettare i tempi previsti o garantire lo standard di qualità dei committenti.

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