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Combinare la fotografia e l'arte occidentale: la ricerca artistica di Cai Dongdong

Di Pubblicato Settembre 28, 2020

"Come la macchina fotografica è una sublimazione della pistola, fotografare qualcuno è un omicidio sublimato, un omicidio in sordina, proprio di un'epoca triste, spaventata".

Se c'è un artista che ha fatto sue queste riflessioni di Susan Sontang è Cai Dongdong, un fotografo con un passato da militare.

 

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Cai Dongdong è sempre stato uno spirito ribelle. Nato in una famiglia di militari nella provincia del Gansu nord-occidentale della Cina, a 17 anni fugge da casa per vagabondare per il paese in bicicletta. Quando rientra dopo sei mesi, i genitori lo arruolano nell'esercito popolare per calmarne il temperamento. L'esperienza nell'esercito è formativa per Cai, che comunque la vive in modo non ordinario: durante quel periodo scopre infatti la fotografia, seguendo un corso per corrispondenza presso la Beijing Film Academy e specializzandosi in ritratti, fino a diventare ufficiale di propaganda.

 

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Nel 2001 decide di vivere come un artista. Si congeda dall'esercito e si trasferisce a Pechino, dove vive facendo ritratti e soprattutto getta le basi per la sua carriera come artista: da un lato stabilisce collegamenti nell'ambiente, ma soprattutto studia e si perfeziona.

 

Cai è consapevole che la mancanza di una educazione artistica è un freno, perciò nei primi anni a Pechino fotografa dipinti e sculture e studia libri sulla storia dell'arte occidentale e sulla teoria culturale postmoderna, fino a trovare la sua cifra stilistica.

 

Le fotografie di Cai combinano fotografia e dipinti classici occidentali.

 

Il primo lavoro ad aver attirato l'attenzione del mondo culturale cinese è "The Eighth of the Twelfth Lunar Month" del 2008.

La fotografia è una esplicita rielaborazione del dipinto di Goya "Il 2 maggio 1808" che commemora i civili uccisi durante la rivolta del Dos de Mayo a Madrid contro la Francia napoleonica.

 

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Cai rielabora la scena, ritraendo un gruppo di soldati del Kuomitang che si preparano a giustiziare due prigionieri su una spiaggia; tuttavia i soldati non sono soli, sulla destra infatti è presente una figura inaspettata, quella di un fotografo anche lui in procinto di scattare.

 

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Confrontando l'opera di Cai con quella di Goya, tornano subito in mente le parole di Sontang: il fotografo occupa infatti il posto dove, nell'opera di Goya, si trova il plotone di esecuzione, e sembra essere lui a dover giustiziare i civili e non i soldati sullo sfondo.

Una interpretazione suggestiva che ritroviamo in altre fotografie di Cai del periodo, e che accompagna la produzione artistica del fotografo, che punta a sorprendere lo spettatore e farlo diventare consapevole di come e quanto le immagini siano influenzate dalla cultura in cui viviamo.

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