L’immensità del Made in Italy, tra cultura e tradizioni, da far conoscere in Cina

Di Pubblicato Luglio 07, 2017
Nel 2015 gli investimenti cinesi all’estero hanno superato per la prima volta gli investimenti diretti esteri in Cina, un trend che è stato confermato nel 2016 con un valore di 170 miliardi di dollari in uscita (esclusi gli investimenti finanziari) e 126 miliardi in entrata.
L’Italia ha beneficiato di questo afflusso di capitali sia in termini di investitori (+7%) sia nel numero delle imprese partecipate (+10,5%). Lo stretto rapporto fra Italia e Cina si presenta anche nell’interscambio, tanto che nel 2016 – secondo i dati delle dogane cinesi – si è ridotto sensibilmente il calo riscontrato negli ultimi anni (-3,17% nel 2016 e -6,9% nel 2015) con un risultato migliore rispetto al dato cinese globale (-8%) e riducendo il deficit di circa un miliardo di euro. La “nuova” Via della Seta è una “occasione straordinaria” per l’Italia e può provocare “conseguenze economiche importanti”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, parlando con i giornalisti a Pechino durante il recente “Belt and road forum”. L’Italia – ha detto il premier – può essere protagonista in questa grande operazione a cui la Cina tiene moltissimo per la propria prospettiva strategica, per noi è una grande occasione. Credo che la mia presenza qui abbia anche il significato di sottolineare quanto per l’Italia questa sia una occasione straordinaria. Ci sono ragioni storiche, ci sono ragioni geografiche perché collegare il mar cinese e il Mediterraneo, l’Europa e l’Asia, non può che vederci protagonisti. Le relazioni politiche possono aiutare a far sì che questa occasione venga colta. Ci sono infrastrutture da realizzare insieme nei Paesi attraversati dalla Via della Seta terrestre, e ci sono grandi opportunità per i nostri porti per la Via della Seta marittima”. “Un investimento nelle relazioni di amicizia tra questi due Paesi – ha concluso Gentiloni – che può provocare conseguenze economiche importanti per l’Italia: porti, infrastrutture e commercio in genere, naturalmente è una storia che va avanti da secoli”.
L’uso del mare quale strumento di benessere, prestigio e potere rientra da qualche tempo tra i pilastri della “Grand Strategy” cinese i cui ambiziosi obiettivi, insieme a quelli di ordine politico, diplomatico, economico e sociale tendono ad essere perseguiti con una “percezione” del tempo diversa da quella occidentale, obiettivi di cui occorre tenere conto per comprendere la visione di Pechino. Nel 2015, la visione della Via della Seta diventa raffinata riprendendo i classici canoni del potere marittimo che legano insieme forza militare e potere economico. La Cina, consapevole che sta acquisendo il mare nella persecuzione dei suoi interessi nazionali sente di essere più vulnerabile alle crisi ed all’instabilità internazionali in particolare quelle che riguardano le aree di accesso alle fonti energetiche e le rotte del commercio marittimo. La strategia marittima cinese, nei suoi aspetti essenziali non rappresenta una vera novità, essendo caratterizzata da elementi costitutivi già presenti in quelle delle grandi potenze marittime del passato (Regno Unito) e del presente (USA). In particolare, l’uso del mare quale elemento di potere politico ed economico è facilmente riconducibile ai classici pensatori del Potere Marittimo, da Mahan a Corbett. Tuttavia ciò che colpisce è l’originalità contemporanea cinese: Ad un rafforzamento delle organizzazione militare si è accompagnato per oltre un ventennio un costante tentativo di evitare scontri politico/militari di livello elevato. L’interesse strategico cinese per il prossimo decennio si incentrerà sul mantenimento della stabilità economica e sul rafforzamento del proprio strumento militare (ancora troppo lontano dai livelli di forza congiunti di USA, Giappone, Corea) in attesa di un riequilibrio strategico generale che molti osservatori ritengono ormai inevitabile. Recentemente, febbraio 2017, nella prospettiva del progetto della Nuova via della seta, Mattarella ha sottolineato come il sistema di porti e di logistica italiano offra “alla Cina la possibilità di completare, nel modo più efficiente e conveniente possibile l'ultimo prezioso tratto” della nuova via “fino al cuore dell'Europa”. Definendo “incoraggiante” la presa di posizione della Cina a favore della globalizzazione durante l’ultimo vertice di Davos, Mattarella ha ribadito la contrarietà italiana al protezionismo.
Particolarmente interessante per l’analisi dei rapporti economici e culturali tra Italia e Cina è stata la sessione conclusiva della IV edizione del Business Forum Italia-Cina e del I Forum Culturale italo-cinese, a Pechino. In tale occasione il Presidente Mattarella dichiarò: “Per la prima volta si trovano riunite insieme espressioni tra le più autorevoli della cultura e dell'imprenditoria dei nostri Paesi con l'obiettivo, fortemente condiviso, di far compiere alle nostre relazioni bilaterali un nuovo, importante, passo in avanti. Questa occasione di dialogo ci consente di porre in primo piano l'impegno dei nostri Paesi a sviluppare una collaborazione autenticamente a tutto campo. Una collaborazione non limitata alla pur rilevante sfera economica ma che sappia giovarsi, traendone supporto e motivazione, della piena consapevolezza - comune a Cina e a Italia - di essere eredi di civiltà e tradizioni millenarie”. L'Italia può presentare esperienze e conoscenze in settori di grande interesse per la Cina, quali la sicurezza alimentare, la salute, le tecnologie ambientali, l'urbanizzazione sostenibile, la logistica e i trasporti e l'aerospazio. Settore pubblico e imprese sono chiamate a operare, in entrambi i Paesi, per utilizzare al massimo le potenzialità esistenti, al fine di favorire relazioni economiche intense, e sempre più equilibrate e mutualmente vantaggiose in questi e in altri settori, come è accaduto sul piano degli investimenti con la rilevante crescita di flussi cinesi indirizzati, negli ultimi anni, verso l'Italia a testimonianza di un accresciuto apprezzamento verso le opportunità di crescita offerte dal sistema Italia e della fiducia riposta nelle riforme promosse. Per diventare più competitive le imprese cinesi devono migliorare le loro capacità manageriali e approfondire la conoscenza dei mercati occidentali, oltre ad acquisire una maggiore padronanza delle tecnologie disponibili.
Una maggiore internazionalizzazione consentirebbe alle imprese cinesi, fra l’altro, di affrancarsi dall’immagine di produttori low cost e di qualità ridotta. Grazie anche agli incentivi, non solo fiscali, e alla consulenza assicurati dal governo, gli operatori cinesi sono stati in grado di accrescere in modo esponenziale gli investimenti all’estero: da flussi di poco superiori ai 2 miliardi di dollari fino al 2000, si è arrivati a oltre 50 miliardi di dollari nel 2008. Nel 2009, essendo stata toccata dalla crisi finanziaria molto meno di altre potenze economiche, la Cina è balzata al sesto posto tra gli investitori globali per flussi generati. A fine 2010 risultavano presenti in Italia oltre 70 società a partecipazione cinese. Nel 2007 erano meno di 30. L’Italia, che è povera di risorse naturali, ma è un ampio mercato di sbocco ed è ricca di competenze specialistiche, è divenuta solo di recente un target della strategia di internazionalizzazione cinese. Il nostro Paese è interessante anche per la sua posizione geografica che facilita la diffusione dei prodotti cinesi in Europa, nei Balcani e nei territori della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi). Inoltre, le medie imprese cinesi possono far leva sulle risorse immateriali ad alto valore delle piccole e medie aziende e dei territori italiani (immagine, marchi, ricerca, innovazione) per crescere rapidamente e affermarsi sui mercati occidentali. Il legislatore italiano e con esso l’intero sistema produttivo, riconoscono al made in Italy un valore che va ben oltre la mera indicazione geografica e che racchiude al suo interno una tradizione unica di marchi, brevetti, know-how, sapienza artigianale e imprenditoriale esclusivamente italiana. Ed è in questa forza, questa dinamica di conoscenza, che i rapporti Italia e Cina possono davvero esplodere in un coinvolgimento totale. La conoscenza dell’arte, delle tradizioni, della cultura e della società italiana sono elemento essenziale per la conoscenza al mondo cinese di come nasce, si articola e cresce l’affermazione internazionale del “Made in Italy” e non possiamo che augurarci un aumento di tale crescita e approfondimento, iniziative come quella di oggi che salutiamo con estremo entusiasmo e interesse.
 

(*Intervento di Domenico Letizia durante la manifestazione “Sapori in Italia” dell’Associazione Arte Italia Cultura, con la collaborazione dell’Associazione Italia Cina)

**Storico, Analista dell’Associazione Arte Italia Cultura e componente di Redazione della Rivista “Notizie Geopolitiche”

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