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Il "cimitero" dell'e-commerce cinese

Di Pubblicato Ottobre 04, 2017

Siamo solo a ottobre, ma è possibile già oggi fare un elenco di alcune grandi società online che sono uscite dal caotico mondo dell’e-commerce cinese.

 

Il rilascio di un "elenco delle vittime dell’e-commerce" è diventato un argomento di tendenza già lo scorso 22 febbraio e ha scatenato discussioni sullo status quo del mercato.
"Stanno collassando uno per uno", dice un netizen su Weibo. Con una numero di utenti sempre in crescita, l’e-commerce cinese è il più grande al mondo, tanto che molte aziende cercano di inserirsi, sperando di trovare in esso una miniera d'oro. Al contrario, molti di loro finiscono presto nel “cimitero dell’e-commerce”.
Insieme ad altri media cinesi, il sito dedicato all’e-commerce più influente in Cina, Ebrun.com, ha recentemente pubblicato un elenco di grandi aziende che hanno chiuso i battenti quest'anno. Ecco quali sono i tre più importanti.

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1. Dingfangbao 订房宝 

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Settore: prenotazione online di alberghi

Con lo slogan "Se dormi solo dieci ore, perché vuoi pagarne 24?", Dingfangbao era un portale (app + sito web) di booking emergente che vendeva stanze di alberghi di lusso a prezzi bassi. La società ha aperto alla fine del 2014 con la sua formula che ha permesso ai clienti la ricerca di camere dopo le 18.00. Attraverso l'applicazione e il sito di Dingfangbao, gli hotel a quattro e cinque stelle di grandi città quali Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen avrebbero potuto offrire le loro camere a prezzi competitivi in caso non fossero occupate o riservate entro le 18.00. Una soluzione win-win: gli utenti di Dingfangbao potevano ottenere una camera di lusso ad un prezzo economico e gli alberghi avrebbero riempito le camere vuote. Il servizio Dingfangbao (Dingfangbao che significa letteralmente "tesoro di prenotazione") è stato rivolto in particolare ai viaggiatori d'affari che arrivano nei loro alberghi la sera e che ripartono la mattina presto.

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L'attrice giapponese di film per adulti Sola Aoi aveva anche prestato la propria immagine alla compagnia, facendo intendere che Dingfangbao volesse attirare i clienti negli hotel di lusso a notte per altri scopi – similmente a quanto avviene nei “Love Hotels” in Giappone.
Dingfangbao ha avuto un promettente decollo nel 2014, con vari finanziamenti e un investimento iniziale di di 6 milioni di RMB (± 870 mila dollari USA), seguito da finanziamenti secondari e terzi per un totale di 13 milioni di RMB (± 1,9 milioni di dollari USA) nel 2015 e nel 2016. Ma il 27 gennaio 2017, Dingfangbao ha annunciato la chiusura dei suoi servizi. Il CEO Sun Jianrong ha dichiarato ai media che nonostante il mercato per la formula Dingfangbao fosse vivo, la frequenza con cui i suoi clienti utilizzavano questi servizi era troppo bassa e non sufficiente a coprire i costi operativi.

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2. Greenbox 绿盒子 

Settore: vendita online di abbigliamento per bambini

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Il marchio Greenbox di abbigliamento per bambini ha avuto il suo successo quando, nel 2010, fece ingresso per primo nel mercato retail O2O (online-to-offline) in Cina. La società venne fondata da Wu Fangfang qualche anno prima, ma il vero e proprio successo ci fu quando Wu si rese conto che le madri della classe media cinese trascorrevano molto più tempo su internet per fare acquisti per i loro figli. Nel 2010, Greenbox ha ricevuto due tranche di finanziamenti da Trust Bridge Partners (TBP) da 20 milioni di RMB (3 milioni di dollari USA) e di altri 100 milioni (14,5 milioni di dollari USA) da DCM. Se i bambini cinesi indossavano vestiti di marche come Miss de Mode, M.I.L. Boy, Jenny Bear e Disney potevano ringraziare Greenbox, che presto fu nominato uno dei primi 10 distributori online della Cina. Greenbox ha puntato sull’abbigliamento per bambini al momento giusto.

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Nel 2015, Greenbox ha iniziato ad aprire i negozi fisici oltre a quelli online. Aveva circa 100 negozi (flagship) nelle principali città della Cina, concentrandosi esclusivamente sulle vendite online per le città di secondo e terzo livello. La società ha speso più di quanto potesse? Secondo alcuni media cinesi, il marchio era "in cieca espansione" e cresceva troppo in fretta, troppo presto, il che ha portato a difficoltà finanziarie ricorrenti negli anni. I loro problemi finanziari sono seriamente peggiorati nel 2016, man mano che la concorrenza nel settore aumentava. Nel gennaio 2017, il marchio ha infine annunciato il fallimento.

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3. An Home 安个家 

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Settore: vendita di immobili online

“An Home” è stata fondata a Shanghai nell'aprile del 2015. È stata finanziata inizialmente in modo indipendente (10 milioni di RMB, 1,5 milioni di dollari) dal CEO Liang Weiping. La sua attività offriva servizi immobiliari in linea con particolare attenzione alla sua applicazione mobile, cercando di competere con i servizi immobiliari tradizionali. A differenza di un agente immobiliare offline, “An Home” voleva essere una piattaforma online (mobile) in cui i cercatori di casa, i proprietari di case e i consulenti potevano collegarsi tra loro, rendendo il processo di compravendita di case più efficiente. “An Home” è stata un'avventura promettente per la quale Liang Weiping ha riunito una squadra proveniente da società di successo come Tencent e Alibaba. Ma prima della fine del 2016, Liang ammise ai media cinesi che la società stava affrontando difficoltà finanziarie e che non era riuscita a trovare il modo giusto per competere con i loro rivali offline. Gli utenti cinesi hanno dimostrato di non essere ancora pronti per un mercato immobiliare O2O. Una delle ragioni del suo fallimento il fatto che agli utenti non importava tanto se online o offline, quanto un accesso al maggior numero di offerte immobiliari possibili. Alla fine del 2016, il CEO Liang ha inviato una lettera a tutto il suo staff dicendo che “An Home” avrebbe dovuto cessare le operazioni a causa di difficoltà finanziarie.

Letto 1497 volte Ultima modifica il Martedì, 03 Ottobre 2017 16:26
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