Muovendosi per Shanghai una delle cose che maggiormente salta all'occhio è la modernità degli edifici. A partire dagli anni '90 la città è stata sottoposta ad un processo di rinnovamento rapidissimo che ha riguardato quasi il 90% dei quartieri caratteristici della città, che sono stati demoliti per fare posto a nuovi isolati con torri di uffici, centri commerciali e condomini.

 

Questa trasformazione ha portato indubbi vantaggi ai cittadini, che hanno potuto trasferirsi da case spesso decrepite in edifici moderni, ma ha portato alla progressiva scomparsa della vecchia città, di cui molto spesso non resta traccia.

 

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Il desiderio di preservare la memoria ha spinto alcuni cittadini a riunirsi in una piccola e fiorente comunità di artisti, fotografi ed appassionati di storia, spesso conosciuti come “spazzini urbani”.

 

Il nome “spazzini urbani” deriva dalla loro abitudine di recarsi sui siti di demolizione prima che le case vengano abbattute, per fotografarle e raccogliere quegli oggetti e quelle curiosità che si trovano nelle abitazioni e che le famiglie abbandonano perché non importanti.

 

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Gli spazzini sono mossi da un sincero interesse, ed alcuni tra i più intraprendenti sono riusciti a coinvolgere altri nella loro passione, organizzando mostre delle loro collezioni.

 

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Visitare queste mostre significa fare un viaggio nella storia di Shanghai attraverso gli usi delle famiglie. Ci sono mobili in legno di stile cinese che arredavano stanze con elementi europei, come camini o pavimenti piastrellati con motivi a mosaico, e che sono una testimonianza del passato coloniale di Shanghai, mentre nei poster che in momenti diversi arredavano le stanze è possibile vedere l'evoluzione dei costumi sociali: si passa infatti dai manifesti di propaganda dell'epoca di Mao a ritratti di star del cinema o a ritagli di riviste di moda che testimoniano una maggiore propensione ai consumi.

 

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Mentre l'evoluzione urbanistica di Shanghai continua, anche il governo sta diventando consapevole dei rischi provenienti dalla cancellazione del passato e sta attrezzandosi per intervenire; in attesa di azioni istituzionali, gli spazzini urbani continuano il loro lavoro, preservando la memoria della città scattando foto e raccogliendo oggetti.

L'installazione “Muro di Vetro” di Qiu Yi è un invito al dialogo possibile. 

 

Prato

SABATO 10 Ottobre - Giardini di Via Carlo Marx - Quartiere Soccorso

SABATO 17 Ottobre - Piazza delle Carceri - Prato

SABATO 24 Ottobre - Quartiere Soccorso (in via di definizione)

Dalle ore 16:00 alle ore 20:00

 

L'artista si pone come mediatore tra le persone, creando un “dispositivo” aperto, una superficie trasparente su cui esprimere un pensiero all'altro, dal semplice saluto all'affermazione di un sentire profondo. La difficoltà di abbattere i nostri muri di pregiudizio verso il prossimo viene rappresentata in questa azione che tenta di renderli fisicamente visibili grazie all'utilizzo della scrittura, con l'utopico obiettivo di abbatterli.

 

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Sarà possibile interagire e contribuire attivamente all'installazione nei sabati 10/17/24 Ottobre, guidati dall'artista nell'azione calligrafica.

 

Quella di Qiu Yi è una delle tre residenze d'artista che si svolgono nel quartiere del Soccorso a Prato, inserite nel progetto "La Città Continua | Modelli culturali di Periferia", elaborato da CUT | Circuito Urbano Temporaneo, Riciclidea e dal Servizio politiche giovanili del Comune di Prato è finanziato dalla Regione Toscana sul DD relativo agli interventi sulla sicurezza urbana integrata.

 

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La performance di Sabato 10 ottobre è inoltre inserita nel ricco programma di incontri dedicati alla Cina contemporanea del Festival Seta. (Prato il 9 e 10 ottobre Museo del Tessuto e Officina Giovani).

"Come la macchina fotografica è una sublimazione della pistola, fotografare qualcuno è un omicidio sublimato, un omicidio in sordina, proprio di un'epoca triste, spaventata".

Se c'è un artista che ha fatto sue queste riflessioni di Susan Sontang è Cai Dongdong, un fotografo con un passato da militare.

 

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Cai Dongdong è sempre stato uno spirito ribelle. Nato in una famiglia di militari nella provincia del Gansu nord-occidentale della Cina, a 17 anni fugge da casa per vagabondare per il paese in bicicletta. Quando rientra dopo sei mesi, i genitori lo arruolano nell'esercito popolare per calmarne il temperamento. L'esperienza nell'esercito è formativa per Cai, che comunque la vive in modo non ordinario: durante quel periodo scopre infatti la fotografia, seguendo un corso per corrispondenza presso la Beijing Film Academy e specializzandosi in ritratti, fino a diventare ufficiale di propaganda.

 

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Nel 2001 decide di vivere come un artista. Si congeda dall'esercito e si trasferisce a Pechino, dove vive facendo ritratti e soprattutto getta le basi per la sua carriera come artista: da un lato stabilisce collegamenti nell'ambiente, ma soprattutto studia e si perfeziona.

 

Cai è consapevole che la mancanza di una educazione artistica è un freno, perciò nei primi anni a Pechino fotografa dipinti e sculture e studia libri sulla storia dell'arte occidentale e sulla teoria culturale postmoderna, fino a trovare la sua cifra stilistica.

 

Le fotografie di Cai combinano fotografia e dipinti classici occidentali.

 

Il primo lavoro ad aver attirato l'attenzione del mondo culturale cinese è "The Eighth of the Twelfth Lunar Month" del 2008.

La fotografia è una esplicita rielaborazione del dipinto di Goya "Il 2 maggio 1808" che commemora i civili uccisi durante la rivolta del Dos de Mayo a Madrid contro la Francia napoleonica.

 

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Cai rielabora la scena, ritraendo un gruppo di soldati del Kuomitang che si preparano a giustiziare due prigionieri su una spiaggia; tuttavia i soldati non sono soli, sulla destra infatti è presente una figura inaspettata, quella di un fotografo anche lui in procinto di scattare.

 

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Confrontando l'opera di Cai con quella di Goya, tornano subito in mente le parole di Sontang: il fotografo occupa infatti il posto dove, nell'opera di Goya, si trova il plotone di esecuzione, e sembra essere lui a dover giustiziare i civili e non i soldati sullo sfondo.

Una interpretazione suggestiva che ritroviamo in altre fotografie di Cai del periodo, e che accompagna la produzione artistica del fotografo, che punta a sorprendere lo spettatore e farlo diventare consapevole di come e quanto le immagini siano influenzate dalla cultura in cui viviamo.

Quale è il potenziale offerto, oggi, dalla figura dell'artista nei confronti delle comunità e di un'idea di utilità sociale del suo operato?

Quali sono le opportunità rappresentate, oggi, dagli artisti in termini di partecipazione, coinvolgimento, visione ed alternativa al modello dominante?

Perchè le collaborazioni con i territori, le imprese, le scuole e le istituzioni, oggi più che mai, sono fondamentali per definire nuovi paradigmi di scambio e condivisione, tra arte, società e cittadinanza attiva?

 

Questi saranno i temi sui quali si discuterà nell'incontro di mercoledì 9 settembre a Officina Giovani a Prato: l'appuntamento di mercoledì sarà la fase preliminare del progetto No Agenzy, con il quale CUT Circuito Urbano temporaneo ha vinto il bando sulla Rigenerazione Urbana a base culturale promosso da Regione Toscana. L'incontro sarà curato dall'artista Giacomo Zaganelli, ideatore del progetto No AgenZy e sarà moderato dalla curatrice Stefania Rinaldi e avrà come ospiti l'Assessore alla Cultura del Comune di Prato Simone Mangani e la direttrice del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Cristiana Perrella.

 

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Giacomo Zaganelli (Firenze, 1983) vive e lavora tra Firenze e Berlino.

Zaganelli investiga la dimensione sociale e pubblica dello spazio, inteso come risultante di territorio, ambiente e paesaggio. Artista, curatore e attivatore di progetti culturali, nel 2005 fonda a Firenze :esibisco., un collettivo atipico, che coordina per dieci anni. Tre anni dopo, sempre a Firenze, realizza l'installazione monumentale Non a Tutti Piace L'Erba, creando un prato temporaneo per la città. Nel 2010 lancia il progetto La Mappa dell'Abbandono (tutt'ora in progress), una ricerca pioniera sul tema del patrimonio dismesso, nata con l'obiettivo di sensibilizzare cittadini e amministrazioni in merito al potenziale offerto dagli immobili vacanti. Nel 2015 fonda Ambienta, un progetto di residenza tra arte e natura nel sud della Toscana. Nel 2018, assieme alla casa editrice Centro DI, promuove la nascita della collana editoriale XXI.Guide d'Artista, l'Italia raccontata attraverso le ricerche degli artisti nei propri territori, un volume per ogni regione.

Dal 2015 lavora con continuità a Taiwan e in Giappone. Tra i suoi recenti progetti: le esposizioni personali Grand Tourismo alle Gallerie degli Uffizi (2018/2019) e Superficially, al Museum of Contemporary Art Taipei (2018); la partecipazione alla Setouchi Triennale in Giappone e al Grand Tour d'Italie, promosso dal Mibac, nel 2019.

 

Saranno presenti il Comune di Prato, i cittadini del quartiere Soccorso, i rappresentanti delle associazioni coinvolte nel progetto.

 

Il progetto NO AgenZy prevede lo sviluppo di una mappa dei vuoti urbani del Quartiere (fondi sfitti e spazi residuali in abbandono) e dei loro proprietari, chiamati a ripensare la condizione di spazio privato allargando alla visione di un riutilizzo/riuso legato ad azioni culturali e sociali.

 

Il progetto mira a diventare nuovo modo di leggere le possibilità di un luogo, utilizzando la presenza dell'artista contemporaneo come punto di contatto e innesco tra luogo fisico denominato comunemente Vuoto Urbano nelle aree periferiche e la comunità che abita il quartiere, che vede come barriera insormontabile, problema e disagio la presenza di spazi chiusi e preclusi alla fruizione e alla visione.

 

Gli spazi osservati durante i sopralluoghi da parte dell'artista Giacomo Zaganelli, esperto in processi di rigenerazione urbana, invitato in residenza presso il Quartiere Soccorso dalla curatrice Stefania Rinaldi, si figurano come scatole vuote in attesa di essere ripensate, piazze possibili chiuse da cancelli, saracinesche, nascoste dietro cartelli ormai sbiaditi di Affittasi e Vendesi. Dall'analisi dell'Artista, in dialogo con i cittadini nasce un processo di domanda e offerta che darà origine ad una visione potenziale per gli spazi individuati.

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