Dalla regina televisiva di Tirana, salita sul palco dell'Ariston, ai tanti giovani arrivati durante le prime ondate migratorie. Oggi, complici gli aiuti anti-Covid annunciati dal premier Rama, i rapporti tra le due nazioni sono più idilliaci che mai. Ma non è sempre stato così.

 

È il 6 febbraio. Sul palco dell’Ariston, la regina della tv albanese Alketa Vejsiu vede esaudirsi la sua più grande ambizione: condurre il Festival di Sanremo. Ci racconta di un’Italia che accoglie e che è ancora in grado di attrarre, ci parla della sua vita, ci ricorda di quando ascoltare Albano e la Carrà era uno dei pochi mezzi per sfuggire alla censura comunista in Albania.

 

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Ignoriamo ogni speculazione sulla scelta di convertirsi, una decisione personale che non doveva essere data in pasto all'Italia in diretta, ma il nostro polemista Sindbad il Marinaio ci ricorda che cooperazione non vuol dire improvvisazione.

 

Ci vuole l’autorevolezza di Ernesto Olivero, il fondatore del Sermig, intervistato da Il Messaggero, per mettere alcuni puntini sulle “i” nella vicenda, per fortuna finita bene, di Silvia Romano, la cooperante italiana rapita in Kenya 18 mesi fa e liberata sabato dopo una lunga trattativa con i jihadisti somali.

 

Gli hater da tastiera l’hanno subito presa di mira appena apparsa sulla scaletta del Falcon dell’Aise, velata e con l’abito delle donne musulmane somale. «Se stava a casa non le succedeva niente», il commento più gentile.

 

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