Come è stato vivere la pandemia per i cinesi residenti stabilmente in Italia? È questo il tema di Semi di tè (ed. People), il libro della milanese di origini cinesi Lala Hu.

 

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Docente e ricercatrice di marketing presso l'Università Cattolica di Milano, Lala Hu ha raccolto le testimonianze di quattro persone che svolgono professioni diverse tra loro e che tuttavia si sono ritrovate accomunate dall'appartenenza a due culture. Leggendo le storie del medico, dell'attore, dell'intellettuale e della volontaria veniamo a conoscenza delle vicende quotidiane vissute dai cinesi in Italia, e riusciamo a capire meglio come le comunità hanno vissuto i difficili mesi della pandemia.

 

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I cinesi italiani hanno accolto le prime notizie del virus con la preoccupazione per i parenti residenti in Cina, per poi soffrire del clima di sospetto e diffidenza che ha circondato le comunità cinesi quando il virus ha iniziato a diffondersi in Italia, oltre che della paura di contrarre essi stessi la malattia.

Emerge un quadro caratterizzato da luci ed ombre, dove gli episodi di razzismo e discriminazione sono bilanciati da esperienze di solidarietà, a dimostrazione che la realtà è molto più complessa di quanto possa sembrare dal racconto talvolta superficiale riportato dai media.

È innegabile: la pandemia di coronavirus ha trasformato le relazioni tra Cina e resto del mondo, sia a livello di relazioni diplomatiche tra i paesi, sia nei reciproci rapporti tra comunità cinesi immigrate e comunità autoctone.

 

Le esperienze della comunità cinese d'Italia durante la pandemia e gli episodi che hanno caratterizzato questo periodo sono adesso raccontati in “Noi restiamo qui: come la comunità cinese ha vissuto l'epidemia”, il libro pubblicato da Cina in Italia che raccoglie le testimonianze di 20 membri della comunità cinese residenti stabilmente in Italia.

 

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Il libro, in lingua cinese ed italiana, è stato curato da Hu Lanbo, residente a Roma dal 1989, ed autrice di due capitoli del libro.

 

Hu racconta che l'idea le è venuta quando una donna italiana, madre di un ragazzo malato di leucemia, l'ha chiamata perché non riusciva a trovare le maschere da far indossare al figlio quando era in ospedale. In quei giorni era difficile reperire maschere, soprattutto nelle taglie per bambini, e la donna ha pensato di chiedere aiuto alla comunità cinese di Roma.

 

Hu non solo ha risolto il problema, offrendo 50 mascherine donate da due donne cinesi che le avevano messe da parte per i propri figli, ma ha anche creato un gruppo di mamme che ha raccolto 10 mila euro che hanno permesso di donare al principale ospedale pediatrico di Roma 20.000 mascherine.

 

Parlando con cinesi delle altre regioni di Italia, Hu è rimasta stupita da come quasi ogni individuo, famiglia od organizzazione delle comunità cinesi avesse vissuto episodi simili, ed ha pensato di raccogliere queste testimonianze: il risultato è “Noi restiamo qui: come la comunità cinese ha vissuto l'epidemia”, un libro che mostra l'affetto dei cinesi per l'Italia ed insegna come la pandemia sia una sfida comune a cinesi ed italiani.

Un team di ricercatori del Dipartimento di Storia Culture e Civiltà e di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna. Stiamo conducendo una ricerca indirizzata a indagare come le comunità cinesi, presenti sul territorio italiano, abbiano messo in atto il processo di isolamento legato all’emergenza COVID-19.

 

Il questionario è rivolto principalmente ai cittadini cinesi delle comunità di Prato, Bologna e Milano ma è aperto anche ai cittadini di tutte le altre comunità cinesi sul territorio italiano.

 

I dati finali saranno raccolti in modo anonimo, nel rispetto della normativa vigente, e resi pubblici solamente su base aggregata: non è richiesto il nome, bensì le opinioni e l' esperienza.

 

Ecco i link per partecipare al questionario

 

Lingua italiana:https://forms.gle/xRUCqRosWxKeTNqSA

Lingua cinese: https://forms.gle/q34fWj3ev3ZgFibp8

 

博洛尼亚大学Dipartimento di Storia Cultura Civiltà (DISCI)学院和Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (SPS) 学院的研究员正在进行一项关于COVID-19新冠疫情的调研。在意大利疫情期间,华人朋友们迅速的居家隔离措施起到了很好的防疫效果,我们想通过这份问卷研究和学习华人社区的居家隔离措施。这份问卷调查对我们的研究起着至关重要的作用,有意大利语和中文两个版本,可以选择其中之一填写。

 

意大利语版本:https://forms.gle/xRUCqRosWxKeTNqSA

中文版本:https://forms.gle/q34fWj3ev3ZgFibp8

 

希望您帮忙填写,也转给认识的华人社区的朋友,谢谢!

 

Secondo un nuovo rapporto dell'agenzia S&P Global Market a causa del coronavirus i cinema dell'area del Sud-est asiatico e del Pacifico hanno venduto biglietti per un ammontare di soli 528 milioni di dollari, con un crollo dell'88% nel primo trimestre del 2020.

 

L'area di riferimento comprende diversi Paesi, tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, nonché paesi come Australia e Nuova Zelanda ed Indonesia, ed ovviamente le flessioni sono state diverse a seconda dei paesi, pur registrando un calo complessivo.

 

Il paese ad aver registrato il calo maggiore, pari al 97,4% è stata la Cina: nel paese i cinema sono chiusi dai primi giorni di gennaio, ad eccezione di una breve riapertura a metà marzo, e l'ultimo nuovo film ad essere uscito è stato Star Wars Episodio IX il 20 dicembre 2019.

 

La Corea del Sud ha adottato misure di contenimento del contagio che non hanno previsto la chiusura delle sale su tutto il territorio nazionale, invitando i cinema presenti nelle aree più colpite a decidere autonomamente: nel paese il botteghino ha guadagnato 139,5 milioni di dollari, circa il 65,3% in meno rispetto al trimestre 2019.

 

In Giappone il calo è stato del 46,2%: sebbene il governo abbia dichiarato lo stato di emergenza solo a metà aprile, la popolazione aveva iniziato ad evitare spontaneamente di riunirsi negli spazi pubblici già a metà febbraio.

 

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Cina, Giappone e Corea rappresentano il secondo, terzo e quarto maggiore mercato al mondo, e sono un'importante fetta di territorio per l'industria del cinema; per questa ragione, la parziale riapertura dei cinema in Cina era stata accolta con favore dagli operatori del settore, perché avveniva in un momento in cui le sale stavano chiudendo in altri paesi.

 

La nuova chiusura e l'estensione del contagio alle altre zone del globo rende difficile essere ottimisti: la stessa agenzia, riportando i dati negativi (-25%) per il territorio statunitense, prevede per quella zona un calo ancora più marcato nel secondo trimestre.

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