La Cina ha registrato il suo tasso di matrimoni più basso in quasi due decenni. Secondo i dati rilasciati dal Ministero degli affari civili cinesi le coppie che si sono registrate per matrimoni sono circa 8,1 milioni, con un calo del 12% rispetto all'anno precedente.

Il dato è il più basso dal 2003. A cambiare sono gli atteggiamenti dei giovani cinesi nei confronti del matrimonio. Sempre più giovani preferiscono uno stile di vita indipendente, soprattutto le donne, che in una recente indagine hanno dichiarato di non vedere il matrimonio come una scelta obbligata e di non avere comunque l'intenzione di sposarsi presto.

 

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Anche il tasso di natalità è calato del 15% facendo sfumare le speranze in un baby boom dopo la pandemia; infine è calato di quasi un milione il numero delle coppie che hanno ottenuto il divorzio.

Su quest'ultimo dato può avere influito il “periodo di ripensamento” di 30 giorni introdotto dal governo: alla coppia non viene concesso il divorzio se in quell'intervallo di tempo uno dei due cambia idea.

Cambiamenti per le nuove coppie che si sposano in Cina, che dovranno presto seguire un rito matrimoniale più articolato e cerimonioso di quanto sia adesso.

 

Finora, per ottenere la registrazione del matrimonio le coppie dovevano semplicemente presentare domanda e fornire di persona i documenti essenziali presso gli uffici per gli affari civili locali, senza la necessità di testimoni.
Adesso le cose dovrebbero cambiare.

 

Il Ministero degli affari civili e la Federazione delle donne cinesi hanno emanato una linea guida congiunta, in base alla quale si richiede agli sposi, per ottenere i certificati di registrazione del matrimonio, di scambiarsi voti in presenza di importanti cittadini o di funzionari governativi quali testimoni.

 

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L'obiettivo che il governo di propone con queste raccomandazioni, che al momento non sono obbligatorie, è preservare l'eccellente cultura delle famiglie cinesi e sviluppare la capacità di formare famiglie felici; tuttavia le novità non sono state accolte bene da tutti.

 

Se alcuni netizen hanno apprezzato la cosa, soprattutto nel caso di coppie che si sono sposate con una cerimonia poco significativa, molti altri hanno sostenuto che il governo dovrebbe concentrarsi su linee guida più pratiche, come introdurre corsi prematrimoniali su come andare d'accordo e crescere figli, oppure leggi contro la violenza domestica.

 

Dello stesso parere sono scienziati sociali che studiano il matrimonio e la famiglia in Cina: secondo loro è condivisibile l'obiettivo delle linee guida, ma sarebbe molto più utile se esse introducessero altri istituti, come la consulenza prematrimoniale, a cui il documento fa una breve menzione senza tuttavia sottolinearne l'importanza.

Le restrizioni dovute alla prevenzione del coronavirus hanno sospeso e rimandato appuntamenti come i matrimoni, che tradizionalmente in Cina sono accompagnati da fastosi banchetti.

 

È perciò un importante segnale la celebrazione alla fine di marzo del primo matrimonio dallo scoppio dell'epidemia, sebbene la festa abbia dovuto adattarsi alla situazione.

 

Alla fine di marzo la provincia del Sichuan, nel sud-ovest della Cina, ha rimosso il divieto di matrimoni, ed una coppia ha subito colto l'occasione per festeggiare le nozze con famiglia ed amici in un albergo di Chengdu, la capitale della provincia.

 

La coppia aveva programmato il banchetto per la fine di gennaio, ed era stato sospeso a causa delle misure preventive per il contrasto del coronavirus; non appena le autorità hanno emesso l'autorizzazione, i manager dell'hotel hanno contattato gli sposi che nel giro di dodici ore hanno potuto celebrare le nozze.

 

Le nozze in Cina sono un importante momento in cui le coppie e le famiglie mostrano il loro status sociale, come abbiamo avuto occasione di vedere parlando degli abiti da sposa, ma naturalmente in questo caso la cerimonia ha dovuto essere ridimensionata nel numero degli invitati, che hanno dovuto seguire delle procedure piuttosto rigorose.

 

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Il numero dei partecipanti è stato limitato a 60 persone, tutte residenti a Chengdu da un mese, che hanno dovuto registrare le loro informazioni di identità e controllare la temperatura prima di entrare nell'hotel, oltre che avere l'obbligo di portare la mascherina.

 

Anche la modalità del banchetto è stata cambiata: ai tavoli sedevano 4- 5 persone, invece che le abituali 10, e gli ospiti dovevano tenere una sedia vuota tra di loro; inoltre non c'è stato il servizio al tavolo, sostituito da un pasto a buffet.

 

Il Sichuan è stata la prima provincia a permettere la celebrazione di matrimoni, che sono ancora vietati in alcuni luoghi, come ad esempio a Pechino.

 

Esistono tuttavia segnali che la situazione stia per sbloccarsi anche nella capitale, pur con le cautele del caso. Un'agenzia di Pechino che organizza matrimoni ha infatti iniziato ad accettare prenotazioni per maggio, mentre una compagnia di matrimoni nel distretto di Xicheng sta preparandosi per offrire matrimoni all'aperto con pasti self-service, in modo da venire incontro alle preoccupazioni per la salute ancora vive in alcune famiglie.

La riforma del matrimonio fu una delle prime priorità della Repubblica popolare cinese nel 1949. Fino a quel momento, i matrimoni cinesi erano quasi tutti organizzati dalle famiglie o forzati, il concubinaggio era una pratica comune e le donne non potevano chiedere il divorzio.

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