China Cabinet la nuova esposizione dell'artista della ceramica Theaster Gates sarà allestita da Prada dall'11 marzo al 23 maggio 2021 presso Prada Rong Zhai, la storica residenza di Shanghai riaperta al pubblico da Prada nel 2017.

Organizzata con il supporto di Fondazione Prada, la mostra vuole presentare gli spazi di Prada Rong Zhai secondo una prospettiva inedita. Theaster Gates ha raccolto l'invito, concependo una esposizione che si snoda nelle stanze del primo piano dell'edificio seguendo i tre capitoli di un racconto dove l'artista assume ruoli diversi, da ospite a fantasma ed infine a proprietario di casa.

 

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Gates accoglie i visitatori in qualità di ospite, presentando in sei vetrine i temi alla base della sua pratica artistica: il riutilizzo di materiali e tecniche di costruzione architettonica, i riferimenti all’artigianato e alla spiritualità, l’impiego di un immaginario stereotipato associato alla comunità afroamericana, l’uso di simboli provenienti dai movimenti per i diritti civili e la presenza di materiale d’archivio come riviste, libri, supporti musicali e filmici che compongono l’universo di Gates.

La seconda fase della mostra rimanda al ruolo dell’artista come interlocutore. Gates rivela la complessità del suo rapporto con la ceramica, caratterizzato da aspetti sia intellettuali che materiali, in una installazione site-specific divisa in due sezioni.

 

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La narrazione si conclude con la completa occupazione di Prada Rong Zhai da parte dell’artista che espone le sue opere come se si trovassero all’interno di un’abitazione privata. L’artista diventa così generoso proprietario di casa, desideroso di condividere con gli ospiti il comfort e la bellezza della sua residenza arredata con cura.

Volendo semplificare, potremmo dire che è la religione il tema della ricerca artistica di Chen Tianzhuo. Tuttavia la sua arte non è semplice. Le sue opere rappresentano pienamente la contraddizione della nostra società, permeata dalla religione e dalla spiritualità ed al tempo stesso caratterizzata da un vuoto di credenze.

 

Tutto questo è evidente nella mostra Recollection Pierces the Heart. Chen usa tecniche e materiali diversi per rielaborare le icone ed i simboli di diverse religioni secondo un linguaggio pop che può essere compreso dai giovani.

 

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I quadri raccontano il recente viaggio in Tibet di Chen. L'artista ritrae gli elementi caratteristici del paesaggio mischiandoli con espressioni artistiche moderne come graffiti tracciati con vernici spray. In uno dei quadri si vedono cinque stupa, le strutture buddiste dove sono conservate le reliquie, i cui tetti d'oro riecheggiano le tonalità sabbiose della terra arida. L'armonia è “sporcata” da graffiti scarabocchiati sull'immagine, che tuttavia a loro volta trasmettono un messaggio religioso: le scritte cinesi sono le parole nascita, vecchiaia, morte, il ciclo della vita secondo le scritture buddiste.

 

Lo straniamento tra messaggio religioso che permane anche nell'apparente irriverenza è ancora più accentuato nelle statuette stampate in 3D. I modelli fondono l'estetica cyberpunk dei protagonisti dei videogiochi del futuro con creature mitiche delle tradizioni religiose creando un amalgama dove le influenze si confondono e risultano indistinguibili.

 

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Così la statuetta con la lingua di fuori può ricordare Kali, la dea della morte dell'induismo, oppure lo spirito che scorta agli inferi cinesi. La figura brandisce una spada incisa con draghi serpente mentre tentacoli simili a code di rettili emergono da sotto la veste.

 

Chen ha preso i simboli e le icone in modo disparato e li ha riconfezionati per adattare le credenze al gusto cosmopolita di oggi. Questo è ancora più chiaro nei lightbox.

 

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Le figure ritratte nei lightbox sono divinità ingioiellate pesantemente con motivi allegorici delle tradizioni cinesi, che non ispirano timore ma un senso di inquietudine e di reverenza. È forse questo l'obiettivo di Chen: trovare linguaggi nuovi per la religione, i cui temi eterni continuano a vivere nella nostra società.

La mostra “Rubber Pencil Devil” di Alex Da Corte è stata inaugurata giovedì 12 novembre a Prada Rong Zhai, Shanghai.

 

Il progetto, presentato da Prada con il supporto di Fondazione Prada, sarà aperto al pubblico dal 13 novembre 2020 al 17 gennaio 2021. “Rubber Pencil Devil” è un’opera video composta da 57 capitoli e un prologo. L’opera è presentata a Prada Rong Zhai in un formato espositivo site-specific con 51 dei 57 capitoli proiettati su 19 grandi cubi video a retroproiezione installati nei due piani principali del palazzo, conferendo una nuova configurazione spaziale all’opera.

 

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All’evento hanno partecipato oltre 1000 ospiti provenienti dal mondo della moda, cultura e arte - tra i quali gli artisti Cao Fei, Li Qing, Lim Tzaychuen, Peng Wei, Shi Yong, Wang Xingwei, Yang Fudong, Yang Zhenzhong, Zhang Peili; i direttori di musei e istituzioni culturali Karen Smith, Ling Feifei, Liu Xiangcheng, Jenny Wang, Yan Shijie, Kylie Ying; l’architetto Fan Beilei; gli scrittori Jiang Fangzhou, Zhou Jianing e le modelle Chu Wong, Cici Xiang, You Tianyi, Zhang Lina.

Raccontare i pregiudizi con le fotografie: è la mostra CofrontAsian di Joyce Teng.

 

Ad un primo sguardo, ConfrontAsian si presenta come una semplice mostra fotografica, che espone ritratti in Polaroid di uomini e donne asiatici, ciascuno accompagnato da una frase scritta dal soggetto stesso. L'impressione di familiarità tuttavia scompare quando leggiamo le parole: i testi infatti raccontano i pregiudizi che i protagonisti delle foto hanno vissuto per il fatto di essere asiatici.

 

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Il visitatore rimane così sorpreso e inizia a riflettere sul senso delle etichette che attribuiamo alle persone.

 

Il turbamento per il contrasto tra l'apparente familiarità della foto e la profondità del messaggio è quello ricercato da Joyce Teng, l'artista autrice di ConfrontAsian.

 

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Joyce Teng è una giovane fotografa di Hong Kong che ha vissuto il sentimento di disorientamento fin dall'infanzia, dal momento che è nata da madre americana e padre di Hong Kong. Quando si è trasferita nel Regno Unito ha sperimentato in prima persona gli stereotipi sugli asiatici, dalle osservazioni più sottili a quelle esplicite, diventando sempre più convinta della necessità di realizzare un progetto sulle questioni dell'identità e della differenza culturale.

È però solo nel 2018 che nasce l'idea di ConfrontAsian.

 

In quell'anno Teng segue un corso di sociologia e durante una lezione scopre il fotografo Jim Goldberg, noto per instaurare un rapporto profondo con i soggetti delle sue fotografie. In particolare Teng resta colpita da “Rich and Poor”, la serie di fotografie scattate a persone in condizioni disagiate e a membri dell'alta borghesia di San Francisco, a cui Goldberg ha chiesto di scrivere sulle foto dei brevi commenti su di sé.

 

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Ispirata da Goldberg, Teng ha scelto di usare la polaroid perché secondo lei è maggiormente interattiva e fa sentire più a suo agio il soggetto della foto, inducendolo a parlare di sé.

 

ConfrontAsian infatti si rivolge non solo agli occidentali, ma anche agli asiatici. I pregiudizi riguardano tutti e tutti li assegniamo alle culture che non conosciamo o ne siamo vittime a nostra volta, spesso senza neppure saperlo: ecco allora che l'obiettivo della mostra è fermarli nelle fotografie e metterli sotto i nostri oscchi, così da poterli riconoscere e superare.

 

Instagram: @confrontasian

 

Immagini: Joyce Teng

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