La "Golden Week" è tradizionalmente un periodo in cui la popolazione cinese si sposta e viaggia, ed ancor di più quest'anno quando la settimana di vacanza arriva dopo l'isolamento: è perciò comprensibile che numerosi appuntamenti culturali abbiano deciso di iniziare durante questo periodo.

 

Oltre a quelli maggiormente tradizionali, Pechino ne ospiterà molti legati alla contemporaneità, di cui i più interessanti sono questi.

 

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Asia Digital Art Exhibition 2020

Allestita presso il Rongyi Digital Culture Development Center del Beijing Times Art Museum la Asia Digital Art Exhibition espone 32 opere d'arte digitale provenienti da artisti di tutto il mondo, 10 delle quali non sono mai state esposte al pubblico, e vuole esplorare la relazione tra esseri umani e tecnologia digitale e come quest'ultima possa essere utilizzata per interpretare la cultura asiatica e cinese in particolare.

 

Una delle opere in mostra è "Prototype-1" di Wang Zhiou: si tratta di una installazione di fasci di luce laser proiettati su un gigantesco arco rettangolare luminoso attorno al quale due artisti danzano al ritmo di musica futuristica. Lo spettacolo è stato messo in scena durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali del 2018 a Pyeongchang, in Corea del Sud.

La mostra resterà aperta fino al 22 novembre.

 

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Immaterial / Re-material: una breve storia dell'arte informatica

Ospitata presso l'Ullens Center for Contemporary Art, Immaterial / Re-material presenta più di 70 opere di oltre 30 artisti, che descrivono la storia dell'arte informatica dal passato fino alle aspettative per il futuro. Il visitatore può vedere le sperimentazioni di Harold Cohen e Manfred Mohr, che già negli anni '60, quando la diffusione del computer era limitata, usavano gli algoritmi per creare disegni, e lasciarsi suggestionare dalle opere di artisti contemporanei che riflettono il malcontento causato dai progressi tecnologici e immaginando un futuro distopico.

La mostra sarà aperta fino al 17 gennaio.

 

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Wonderland Trendy Shoe Art Show

Con oltre 100 paia di scarpe da ginnastica in edizione limitata ed installazioni artistiche legate alle scarpe da ginnastica, Wonderland Trendy Shoe Art Show è un appuntamento imperdibile per gli amanti delle sneaker. La mostra include opere di artisti internazionali, tra cui l'artista di graffiti del New Jersey Jayson Atienza e King Saladeen di Philadelphia, la cui arte concettuale ha abbellito le scarpe Nike e le borse Birkin.

La mostra è aperta fino al 22 ottobre.

Una pioggia di commenti negativi è precipitata su un ristorante della catena Goubuli in seguito alla replica fatta dal ristorante al video critico del blogger Gu Yue.

 

Goubuli è un noto marchio in franchising di baozi, i panini ripieni al vapore, con più di 80 ristoranti in Cina tra cui 12 a Pechino; uno di questi si affaccia su Wangfujing, l'importante via dello shopping della capitale, ed è popolare tra i turisti cinesi e stranieri, sebbene negli ultimi tempi abbia ricevuto recensioni negative.

 

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Sono stati numerosi gli utenti della app di cibo Dianping ad avere dato al ristorante il punteggio minimo, una stella, a causa del cattivo servizio, dei prezzi e della qualità del cibo. Questa reputazione ha incuriosito il blogger di Weibo Gu Yue che ha deciso di andare a verificare di persona.

 

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Gu Yue ha raccontato in un video la sua esperienza. Per il test Gu Yue ha ordinato una porzione di normali ravioli di maiale ed una di ravioli di maiale brasati al vapore, confermando le cattive opinioni degli altri clienti: dice di aver trovato i ravioli troppo unti, con un impasto appiccicoso e con troppo poco ripieno, ed ha considerato troppo alto il prezzo per la qualità del cibo. Ha inoltre avanzato dei dubbi sugli standard igienici del ristorante, dicendo di aver sentito forti colpi di tosse provenire dalla cucina.

 

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Prevedibilmente, il video è stato accolto bene dai fan del blogger ma ha suscitato le reazioni di Goubuli, che ha risposto con una dichiarazione online che si è rivelata controproducente.

 

La dichiarazione definiva il video una viziosa calunnia, ed accusava il il blogger di aver diffuso bugie sul ristorante danneggiandone la reputazione; oltre a chiedere scuse pubbliche, comunicava di avere contattato la polizia in relazione alla questione.

 

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La reazione dei netizen è stata immediata. L'hashtag "Goubuli risponde al video di critiche" è diventato virale arrivando a circa 430 milioni di visualizzazioni. Gli utenti Weibo si sono indignati per la risposta di Goubuli: alcuni hanno rivendicato il loro diritto di dire se un cibo è gustoso oppure no, altri hanno affermato che Goubuli, come altri marchi, ormai sopravvive per la sua fama piuttosto che per la qualità dei piatti, e non sono mancati quelli che hanno invocato l'intervento della polizia per verificare la qualità del cibo proposto nella sede di Wangfujing.

 

Di fronte a questa tempesta di critiche la catena ha prima rimosso il post e poi ha annunciato che avrebbe interrotto la sua collaborazione in franchising con la filiale di Goubuli Wanffujing, cosa che ha puntualmente fatto.

 

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La soluzione ha soddisfatto i netizen, che hanno sottolineato tanto l'impresa realizzata da Gu Yue, che da solo è riuscito a chiudere un ristorante, quanto l'incapacità del reparto marketing del ristorante: secondo loro, infatti, la critica era legittima, e sono stati gli errori commessi dalla filiale nel gestirla a portare all'interruzione della collaborazione.

Capita a tutti, prima o poi, di passare una notte svegli pensando a cose che di giorno sono banali e di notte ci inchiodano a letto. Queste notti e questi pensieri sono raccontati magistralmente dal fumettista Fu Kuang in “The Nights We Lay Awake”, un fumetto multi capitolo pubblicato sull'account WeChat ufficiale dell'artista.

 

Leggendo i lunghi capitoli, è facile farsi affascinare dalle emozioni quotidiane che emergono dalle storie dei protagonisti, che ci conquistano con le loro vicende poco appariscenti. È il caso del ragazzino che di notte si impegna a nascondere alla madre single il fatto di avere iniziato a fumare, mentre negli stessi momenti la madre è tranquillamente impegnata a pulire i residui di fumo di sigaretta attaccati alle prese d'aria.

 

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Ugualmente “ordinaria” è la storia della donna sposata da 17 anni, che accusa di infedeltà emotiva il marito, sentendosi rispondere che il giorno dopo sarà il loro anniversario di matrimonio e che essere rimasti insieme per 17 anni senza aver divorziato è abbastanza buono.

 

Questi racconti sono esemplari dello stile di Fu, che dal 2017 affascina i lettori con le sue storie lunghe sul suo account WeChat.

 

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Prima di dedicarsi al fumetto Fu aveva lavorato a tempo pieno nel settore pubblicitario, risparmiando con l'obiettivo di comprare casa; quando questo progetto non si è potuto realizzare a causa delle nuove normative immobiliari di Pechino, Fu ha deciso di usare il denaro per dedicarsi a tempo pieno al fumetto. La scelta è stata improvvisa ed impulsiva, ed infatti Fu ha dovuto per prima cosa risolvere il grosso problema di non sapere disegnare.

 

Ha quindi frequentato corsi di illustrazione e dopo aver imparato le basi ha riempito taccuini con disegni di amici intimi, celebrità o sconosciuti di passaggio.

 

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Da allora l'attenzione alla vita quotidiana è diventata una costante del suo lavoro da fumettista, ed il segno caratteristico maggiormente apprezzato dal pubblico.


I lettori sono infatti attratti dalle storie, che pur essendo vicine all'esperienza di noi tutti, assumono un significato universale, e dalla familiarità che emerge dalle vicende, una familiarità di natura emotiva, radicata nella malinconia e nella solitudine che gli abitanti delle città affrontano collettivamente.

 

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Aiutarci a fare i conti con la nostra solitudine, è questa l'essenza dell'arte di Fu; e per lui vale la citazione che la protagonista di un suo fumetto legge scarabocchiata su una gomma da cancellare: “il punto centrale di un libro è mettere a frutto la propria solitudine”.

È stato nel 1406 che Zhu Di, il terzo imperatore della dinastia Ming, decise di trasferire la capitale dell'Impero da Nanchino a Pechino, e ci vollero quasi 15 anni perché il trasferimento fosse completato: tra preparativi ed effettiva costruzione, fu solo nel 1420 che la Città Proibita aprì le sue porte agli Imperatori.

 

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Da allora sono passati 600 anni, ed oggi Pechino celebra l'anniversario del palazzo imperiale con la mostra “Everlasting Splendor: Six Centuries at the Forbidden City” aperta fino al 15 novembre.

 

La mostra espone oltre 400 reliquie culturali, che riflettono la storia della costruzione della Città Proibita, lo sviluppo del suo layout e il modo in cui è stata protetta e rinnovata negli ultimi decenni.

 

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Con i suoi 720.000 metri quadrati e i 1050 edifici antichi, la Città Proibita è il più grande complesso di palazzi rimasto al mondo, e mantiene ancora intatta la struttura di base, sebbene la disposizione di alcune parti sia cambiata negli anni a causa della ristrutturazione e del rifacimento dei palazzi.

 

Il complesso rappresenta il capitolo più elevato nella storia dell'antica architettura cinese, ed un esempio della inclusività della cultura cinese. Nel palazzo infatti si uniscono apporti provenienti da culture diverse, come elementi caratteristici della cultura Manchu che furono introdotti dagli Imperatori Qing (1644 – 1911), oppure combinazioni di belle arti cinesi ed occidentali.

 

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I curatori si pongono un obiettivo ambizioso: nelle loro intenzioni la mostra è solo la prima tappa di un viaggio nel tempo e nello spazio, e per accompagnare il visitatore hanno individuato nove checkpoint dove scansionando codici QR è possibile ottenere maggiori informazioni sulla storia della Città Proibita e degli importanti eventi di cui è stata il teatro.

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