Volendo semplificare, potremmo dire che è la religione il tema della ricerca artistica di Chen Tianzhuo. Tuttavia la sua arte non è semplice. Le sue opere rappresentano pienamente la contraddizione della nostra società, permeata dalla religione e dalla spiritualità ed al tempo stesso caratterizzata da un vuoto di credenze.

 

Tutto questo è evidente nella mostra Recollection Pierces the Heart. Chen usa tecniche e materiali diversi per rielaborare le icone ed i simboli di diverse religioni secondo un linguaggio pop che può essere compreso dai giovani.

 

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I quadri raccontano il recente viaggio in Tibet di Chen. L'artista ritrae gli elementi caratteristici del paesaggio mischiandoli con espressioni artistiche moderne come graffiti tracciati con vernici spray. In uno dei quadri si vedono cinque stupa, le strutture buddiste dove sono conservate le reliquie, i cui tetti d'oro riecheggiano le tonalità sabbiose della terra arida. L'armonia è “sporcata” da graffiti scarabocchiati sull'immagine, che tuttavia a loro volta trasmettono un messaggio religioso: le scritte cinesi sono le parole nascita, vecchiaia, morte, il ciclo della vita secondo le scritture buddiste.

 

Lo straniamento tra messaggio religioso che permane anche nell'apparente irriverenza è ancora più accentuato nelle statuette stampate in 3D. I modelli fondono l'estetica cyberpunk dei protagonisti dei videogiochi del futuro con creature mitiche delle tradizioni religiose creando un amalgama dove le influenze si confondono e risultano indistinguibili.

 

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Così la statuetta con la lingua di fuori può ricordare Kali, la dea della morte dell'induismo, oppure lo spirito che scorta agli inferi cinesi. La figura brandisce una spada incisa con draghi serpente mentre tentacoli simili a code di rettili emergono da sotto la veste.

 

Chen ha preso i simboli e le icone in modo disparato e li ha riconfezionati per adattare le credenze al gusto cosmopolita di oggi. Questo è ancora più chiaro nei lightbox.

 

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Le figure ritratte nei lightbox sono divinità ingioiellate pesantemente con motivi allegorici delle tradizioni cinesi, che non ispirano timore ma un senso di inquietudine e di reverenza. È forse questo l'obiettivo di Chen: trovare linguaggi nuovi per la religione, i cui temi eterni continuano a vivere nella nostra società.

È difficile classificare Gao Jiafeng. Nella sua carriera il musicista ha sperimento i più disparati generi di musica, dall'hip-hop alla classica, dal jazz alla musica noise, passando con disinvoltura dallo studio dei compositori classici alle audizioni per Rap of China. Si esibisce in performance artistiche dove oltre a fare musica recita poesie o dà vita a spettacoli da cabaret.

 

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La musica resta tuttavia la chiave per comprendere la carriera di questo eclettico musicista di Hunan. Gao usa i generi per trovare trarre la giusta ispirazione per la sua musica, senza preoccuparsi delle etichette. Nei suoi lavori si trovano sonorità disparate, tutte funzionali a ciò che vuole comunicare.

 

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Ne è un esempio “Emotional Dance Music”. Il suo ultimo lavoro è stato fortemente influenzato dalla cultura di Internet degli anni 2000, ed in particolare dai suoni electro e pop giapponesi di quegli anni. Ad essere protagonisti sono i ritmi Eurobeat che rimandano ai videogiochi dell'epoca come Dance Dance Revolution, e che hanno influenzato l'intero album. L'estetica dei videogiochi si ritrova infatti nelle copertine e nei contenuti dei testi, e persino nel gioco da ballo acquistabile presso il suo sito web.

 

L'impressione di giocosità e leggerezza non deve però trarre in inganno. Con “Emotional Dance Music” Gao cerca una connessione con gli ascoltatori, per condividere con loro le sue riflessioni sul modo in cui la tecnologia ha cambiato le nostre relazioni.

 

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Le 10 tracce raccontano l'evoluzione di una storia romantica, dall'euforia iniziale alle difficoltà quando la relazione diventa sempre più contorta, fino all'epilogo deprimente. Emerge l'idea che la tecnologia abbia reso l'amore superficiale, contraddittorio e complesso: una sensazione accentuata dai suoni pop falsi e scadenti usati, che ricordano una musica fatta di cliché, familiare e piacevole da sentire ma priva di qualità.

 

Se leggi le interviste o ascolti le canzoni senza guardare i i video, non penseresti che i Produce Pandas sono una anomalia rispetto al panorama delle boy band cinesi; quando invece li vedi, noti subito che rispetto agli altri gruppi i membri hanno un'età maggiore ed un fisico più rotondo rispetto agli standard.

 

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Questo era l'obiettivo a cui puntava la DMDF Entertainment: formare una boy band che rappresentasse felicità, divertimento ed avventura e nella quale potesse identificarsi la gente comune.

 

Il processo che ha portato ai Produce Pandas è del tutto in linea con quelli delle altre boy band: tra i 300 candidati che hanno risposto agli annunci, sono stati selezionati i cinque membri Otter, Ding, Mr 17, Cass e Husky, che sono stati sottoposti ad un allenamento molto intenso, con un solo giorno di riposo alla settimana.

 

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Il risultato di questi sforzi, che hanno causato anche momenti di crisi ad alcuni di loro, è stato l'album di debutto “Asia” uscito il 15 ottobre, ed anticipato dal singolo La La La.

 

“Asia” presenta 10 tracce, cantate in inglese e cinese: in particolare le canzoni in cinese sono eseguite nei diversi dialetti della Cina, come cantonese o taiwanese, e sono legate a particolari destinazioni dell'Asia. Il progetto originario prevedeva che i video fossero girati nei luoghi nei luoghi delle canzoni, ma i Produce Pandas sono stati fermati dalla pandemia e sono potuti andare solo a Bali per il video Sui Sui Nian.

 

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I cinque raccontano di avere incontrato resistenze da parte delle famiglie, quando hanno comunicato la loro decisione di abbandonare lavori sicuri per seguire la strada della musica; tuttavia i risultati danno loro ragione: le loro canzoni sono prime nella categoria pop cinese su iTunes in Giappone, e le prospettive sono di crescere ancora.

 

 

Meno conosciuta rispetto a quella di Giappone e Corea del Sud, anche in Cina negli ultimi anni ha preso sempre più piede la cultura idol. con migliaia di giovani talenti in competizione per un esiguo numero di posti nel firmamento del pop del paese.

 

La svolta nel modello di business della cultura idol cinese è stato il 2018, l'anno in cui Tencent ha prodotto una versione locale di Produce 101 (un franchise televisivo coreano in cui 101 concorrenti combattono per un posto in un nuovo gruppo pop), ispirando numerosi spettacoli simili.

 

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Oltre ad essere stati il trampolino di lancio per molte delle attuali megastar cinesi, questi concorsi hanno fatto nascere numerose agenzie di idol, che sono la tappa fondamentale per un giovane che aspiri al mondo dello spettacolo.

 

La concorrenza e la competizione sono straordinarie, e spesso inaspettate da parte degli stessi giovani: delle centinaia che si propongono per un provino, solo pochissimi, a volte meno di una decina, sono ammessi come tirocinanti, e di questi ancora meno riescono a sfondare.

 

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Secondo i mentori delle agenzie, su 100 tirocinanti, 80 potrebbero smettere per le proprie ragioni, pur avendo il potenziale per diventare delle star. Dei 20 rimasti, 19 potrebbero non avere fortuna e solo uno essere visto dal pubblico.

 

L'età ideale per iniziare l'allenamento è tra i 15 e i 16 anni, quando il tirocinante non è più un bambino ma non ha imparato ancora molto e perciò il suo talento può essere plasmato facilmente. L'intensa formazione si aggiunge all'impegno scolastico, che le stesse agenzie incoraggiano, dal momento che chi diventerà una star sarà sotto gli occhi di tutti e dovrà perciò possedere una educazione a tutto tondo.

 

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Le qualità artistiche e la formazione scolastica sono infatti i requisiti base per aspirare ad una carriera nel mondo dello spettacolo, ma sono solo il punto di partenza: i selezionatori valutano altre qualità, come la capacità di intrattenere, parlare in pubblico e il fascino, nonché la resistenza psicologica.

 

Ed è forse la resistenza psicologica quella che fa maggiormente la differenza.

 

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Il campo dove si sfidano i giovani è caratterizzato da una competizione fortissima che produce un forte stress tra i giovani, che non sempre vedono i loro sforzi ripagati da contratti, e le cui possibilità di carriera si riducono con l'avanzare dell'età.

 

Una cosa che gli aspiranti idol imparano subito è che in questo mondo l'età conta tantissimo, e superare i 20 anni significa essere vecchi e perdere opportunità: se tutti i ragazzi hanno tra i 16 e i 18 anni, avere anche solo 22 anni può voler dire avere meno tempo per affinare le proprie abilità nel canto o nel ballo e riuscire a farsi notare.

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