Demolire per ricostruire nello stesso luogo: è così che il governo di Shanghai vuole rinnovare il quartiere di Pengpu.

 

La politica di demolire per ricostruire nello stesso luogo non è nuova in Cina. È piuttosto comune che i residenti siano invitati a trasferirsi altrove mentre le loro case vengono abbattute per essere sostituite da altre moderne, dietro ad un compenso economico ed alla promessa di un appartamento nei nuovi edifici; tuttavia il caso di Pengpu è particolare.

 

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Non era infatti mai capitato che questo metodo fosse applicato su una scala così ampia, e in molti si stanno chiedendo se sarà replicabile in analoghe situazioni.

 

Il villaggio operaio di Pengpu è sorto negli anni '50, quando l'area è stata oggetto di un processo di urbanizzazione che ha visto fabbriche ed appartamenti sostituire i terreni agricoli di quella che era periferia cittadina. Il progetto prevedeva la costruzione di una zona residenziale accanto alle fabbriche. Gli edifici del villaggio erano composti da quattro a sei piani senza ascensore e con bagni e cucine in comune. Ciascun appartamento era di 20-40 metri quadri, e poterne occupare uno era segno di prestigio: inizialmente le case erano destinate agli operai che si erano distinti per la loro attività.

 

Il quartiere ha perso attrattiva negli anni '90, quando l'apertura del mercato immobiliare ha dato la possibilità di abitare in case più ampie dotate di bagni e cucine indipendenti e collocate in edifici con ascensori. Allora chi ha potuto ha lasciato Pengpu per trasferirsi altrove.

 

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Il governo di Shanghai ha ideato un progetto di ristrutturazione nel 2005. Il piano prevedeva la riorganizzazione degli spazi per creare bagni e cucine private e l'installazione di ascensori esterni, ma la soluzione si è rivelata insoddisfacente. Era impossibile accontentare le esigenze di tutte le famiglie.

 

La nuova proposta è dunque quella di abbattere i 40 edifici del villaggio per sostituirli con 17 grattacieli dotati di ascensori, garage sotterranei e centri per attività in comune. Le famiglie potranno rientrare in un appartamento più grande dotato di bagno, cucina, e balconi, oltre a ricevere un sussidio mensile per coprire l'affitto durante gli anni in cui Pengpu sarà ricostruito.

 

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La proposta non ha convinto i residenti più anziani, che non vedono bene dover lasciare la casa in cui sono invecchiati. Tuttavia sono in molti a vedere in demolire per ricostruire nello stesso luogo la politica migliore per intervenire su quartieri fatiscenti, e guardano all'azione di Shanghai come ad un modello da esportare in altre zone. A distanza di anni, il villaggio operaio di Pengpu si conferma un modello per la Cina.

Quale è il potenziale offerto, oggi, dalla figura dell'artista nei confronti delle comunità e di un'idea di utilità sociale del suo operato?

Quali sono le opportunità rappresentate, oggi, dagli artisti in termini di partecipazione, coinvolgimento, visione ed alternativa al modello dominante?

Perchè le collaborazioni con i territori, le imprese, le scuole e le istituzioni, oggi più che mai, sono fondamentali per definire nuovi paradigmi di scambio e condivisione, tra arte, società e cittadinanza attiva?

 

Questi saranno i temi sui quali si discuterà nell'incontro di mercoledì 9 settembre a Officina Giovani a Prato: l'appuntamento di mercoledì sarà la fase preliminare del progetto No Agenzy, con il quale CUT Circuito Urbano temporaneo ha vinto il bando sulla Rigenerazione Urbana a base culturale promosso da Regione Toscana. L'incontro sarà curato dall'artista Giacomo Zaganelli, ideatore del progetto No AgenZy e sarà moderato dalla curatrice Stefania Rinaldi e avrà come ospiti l'Assessore alla Cultura del Comune di Prato Simone Mangani e la direttrice del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci Cristiana Perrella.

 

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Giacomo Zaganelli (Firenze, 1983) vive e lavora tra Firenze e Berlino.

Zaganelli investiga la dimensione sociale e pubblica dello spazio, inteso come risultante di territorio, ambiente e paesaggio. Artista, curatore e attivatore di progetti culturali, nel 2005 fonda a Firenze :esibisco., un collettivo atipico, che coordina per dieci anni. Tre anni dopo, sempre a Firenze, realizza l'installazione monumentale Non a Tutti Piace L'Erba, creando un prato temporaneo per la città. Nel 2010 lancia il progetto La Mappa dell'Abbandono (tutt'ora in progress), una ricerca pioniera sul tema del patrimonio dismesso, nata con l'obiettivo di sensibilizzare cittadini e amministrazioni in merito al potenziale offerto dagli immobili vacanti. Nel 2015 fonda Ambienta, un progetto di residenza tra arte e natura nel sud della Toscana. Nel 2018, assieme alla casa editrice Centro DI, promuove la nascita della collana editoriale XXI.Guide d'Artista, l'Italia raccontata attraverso le ricerche degli artisti nei propri territori, un volume per ogni regione.

Dal 2015 lavora con continuità a Taiwan e in Giappone. Tra i suoi recenti progetti: le esposizioni personali Grand Tourismo alle Gallerie degli Uffizi (2018/2019) e Superficially, al Museum of Contemporary Art Taipei (2018); la partecipazione alla Setouchi Triennale in Giappone e al Grand Tour d'Italie, promosso dal Mibac, nel 2019.

 

Saranno presenti il Comune di Prato, i cittadini del quartiere Soccorso, i rappresentanti delle associazioni coinvolte nel progetto.

 

Il progetto NO AgenZy prevede lo sviluppo di una mappa dei vuoti urbani del Quartiere (fondi sfitti e spazi residuali in abbandono) e dei loro proprietari, chiamati a ripensare la condizione di spazio privato allargando alla visione di un riutilizzo/riuso legato ad azioni culturali e sociali.

 

Il progetto mira a diventare nuovo modo di leggere le possibilità di un luogo, utilizzando la presenza dell'artista contemporaneo come punto di contatto e innesco tra luogo fisico denominato comunemente Vuoto Urbano nelle aree periferiche e la comunità che abita il quartiere, che vede come barriera insormontabile, problema e disagio la presenza di spazi chiusi e preclusi alla fruizione e alla visione.

 

Gli spazi osservati durante i sopralluoghi da parte dell'artista Giacomo Zaganelli, esperto in processi di rigenerazione urbana, invitato in residenza presso il Quartiere Soccorso dalla curatrice Stefania Rinaldi, si figurano come scatole vuote in attesa di essere ripensate, piazze possibili chiuse da cancelli, saracinesche, nascoste dietro cartelli ormai sbiaditi di Affittasi e Vendesi. Dall'analisi dell'Artista, in dialogo con i cittadini nasce un processo di domanda e offerta che darà origine ad una visione potenziale per gli spazi individuati.

Dopo le attività in remoto a causa dell'emergenza covid, riparte con grande energia il progetto La Città Continua che segna un nuovo punto di partenza con l'annuncio dei vincitori della call per residenze artistiche.

 

La Città Continua | Modelli culturali di Periferia, è un progetto che aspira alla creazione di un modello culturale che parta dalla periferia urbana; il grande protagonista di tutto il processo progettuale è uno dei quartieri più complessi della città, il quartiere del Soccorso, caratterizzato da un’elevata densità abitativa, sviluppata principalmente durante il boom economico degli anni ’60 e da insediamenti di comunità di diverse nazionalità.

 

L'attività di rigenerazione urbana è iniziata da circa due anni, sostenuta dalle associazioni CUT | Circuito Urbano Temporaneo e Riciclidea e dai cittadini del comitato di quartiere, che hanno lavorato con le scuole e con gli abitanti della zona, alla riappropriazione del grande giardino del quartiere, Il giardino di prossimità, uno spazio per anni abbandonato all'incuria e al degrado, trasformandolo in una specie di agorà, uno spazio che assecondi le relazioni sociali e luogo generatore di pratiche di cittadinanza attiva e riappropriazione del bene comune.

 

Questo nuovo progetto, elaborato da CUT | Circuito Urbano Temporaneo, da Riciclidea e dal Servizio politiche giovanili del Comune di Prato è finanziato dalla Regione Toscana sul DD relativo agli interventi sulla sicurezza urbana integrata.

 

Non è stato facile scegliere i tre vincitori: i profili dei candidati arrivati erano per la maggior parte di livello molto alto, al punto che la commissione esaminatrice del progetto si è impegnata a trovare, ove possibile, occasioni di incontro e lavoro anche con alcuni degli artisti che non si sono aggiudicati la residenza.

 

I tre profili sono stati selezionati analizzando il profilo artistico e il portfolio dei lavori.

 

L'aspetto più importante è infatti quello di concepire un progetto che sia ispirato dal luogo che in questo periodo cercheranno di conoscere, di "sentire" con la loro pelle, restituendo un lavoro che non li veda unici esecutori ma che coinvolga quanto più possibile gli abitanti del quartiere.

 

I tre artisti selezionati sono molto diversi fra loro:

 

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Guido Mitidieri (Firenze, 1990) è un architetto e artista ambientale. Italiano di nascita e finlandese per scelta, studia Arte e progettazione del legno presso la Aalto University di Helsinki. Invitato come artista in residenza presso il Museo di Arte Contemporanea Serlachius in Finlandia, utilizza l’arte ambientale come un luogo di mediazione tra il pensiero ed il corpo. Realizza installazioni site-specific di arte ambientale, oltre a progetti di architettura in legno. Si racconta - “Il mio lavoro personale è un lento processo di comprensione del sito dove mi trovo e nel quale sono invitato ad operare. Comincio sempre con le qualità materiche immanenti dello spazio: luce, suono, temperatura e gradi di intimità.”

 

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Qiu Yi (Yantai, Cina, 1982) è un artista contemporaneo riconosciuto a livello internazionale. Nel 2011 si trasferisce a Firenze. È Special Adviser nello sviluppo internazionale del Museo Nazionale d’Arte Cinese, Executive Director della China Urban Sculpture Artists Association, Accademico corrispondente presso l’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze ed è presidente dell’Associazione di Arte e Cultura Contemporanea Cina e Italia. Lavora tra Italia e Cina spaziando liberamente dalla scultura alla pittura e alle forme espressive tipiche dell'arte contemporanea, quali le installazioni e le performances, con una spiccata tendenza verso la sperimentazione.

 

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Silvia Giagnoni (Prato, 1977) scrittrice e docente di scienze della comunicazione. Ha vissuto 15 anni negli Stati Uniti (Florida, Alabama), prima ancora a Londra e a Roma. Dice di lei -“La mia passione è documentare i luoghi che imparo a conoscere.” Tra i lavori significativi troviamo un reportage narrativo sulla comunità di lavoratori agricoli di Immokalee in Florida “Fields of Resistance”, frutto dei suoi viaggi ma soprattutto dell’ amicizia e di un legame profondo con alcuni abitanti del luogo. Ha collaborato con la Alabama Coalition for Immigrant Justice nella produzione di video e materiale fotografico (“A Tale of Two DREAMers”). Ha inoltre documentato le proteste contro la HB56, la legge anti immigrati passata nel 2011 in Alabama. Nelle interviste per il progetto di Here we May Rest, ha raccontato l'immigrazione di oggi in Alabama.

 

Gli artisti saranno in passeggiata nel quartiere insieme a tutti gli attori coinvolti nel progetto, già da questa settimana per poter iniziare il loro lavoro in residenza all'inizio di settembre. Troppo presto al momento parlare di cosa realizzeranno, ma le premesse del primo incontro sono incredibilmente incoraggianti.

Dunque, appuntamento a settembre per scoprire le novità sul quartiere Soccorso.

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