Cassius Select ha pubblicato “Heavyweight” il suo nuovo lavoro ispirato al mondo della boxe.

 

Dopo aver lavorato tra Canada ed Australia con il nome FAKE, il musicista di Hong Kong è tornato a casa, dove ha realizzato “Heavyweight”, il suo primo lavoro pubblicato dall'etichetta Banoffee Pies Records.

 

 

Fedele al suo titolo, l'EP porta l'ascoltatore sul ring tramite i suoni percussivi, evidenti fin dalla prima traccia e che crescono durante l'ascolto. Le percussioni iniziano con “Born to Defence” per poi mischiarsi alle sonorità techno della seconda traccia, e a driver più energici e inclini alla tecnologia delle due tracce del lato B.

 

Il lavoro segna la collaborazione tra Cassius Select e l'etichetta di Bristol Banoffee, che seguiva il musicista fin dalle sue prime uscite con Accidental Records, JNR, ed Hypercolour.

Quando ha firmato con Ultra Music alla fine del 2019, certamente Myrne non si aspettava le condizioni in cui sarebbe nato il suo nuovo EP.

 

Se le canzoni del precedente album dell'artista di Singapore erano state scritte e completate in diversi luoghi del mondo, questo non è stato possibile per le limitazioni ai viaggi dovuti alla pandemia: le canzoni di “Wandering” sono perciò state iniziate e finite nella camera da letto di Myrne, ed il costante ricorso alla chitarra durante la creazione ha portato a brani maggiormente organici e meno elettronici.

 

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“Wandering” si presenta così come un EP che pur essendo riconoscibile l'EMD emotivamente melodico e iponotico dell'artista, è caratterizzato da una maggiore maturità, frutto del periodo di scoperta di se stesso e di vagabondaggio senza scopo con cui Myrne ha affrontato il periodo di quarantena.

 

La carriera di Apsara comincia presto, prevalentemente sulla pista da ballo come clubber, ma è solo dopo il suo primo concerto a San Francisco nel 2009 che la sua carriera prende una direzione ben definita. Adesso la DJ di Tokyo, residente da anni a Giacarta, è una delle artiste più coinvolte nella scena della musica underground asiatica, sia per quanto riguarda le produzioni in studio, i concerti o i live-streaming.

 

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“Biocat” è il suo ultimo lavoro ed è stato pubblicato ad agosto, sebbene abbia avuto una gestazione lunga. Apsara ha pensato a “Biocat” nel 2015, con l'obiettivo di creare qualcosa di minimale e groovy, ma è l'idea rimasta a lungo nel cassetto. È stato in questo 2020, anche per via dell'isolamento dovuto alla pandemia, che la DJ ha avuto il tempo extra da trascorre in studio e rimettere mano il progetto.

 

Il risultato finale, dove si riconoscono la linea di basso funky e le pacate percussioni di synth concepite nel 2015, è in linea con l'obiettivo originario: “Biocat” si presenta infatti come un lavoro profondo, liscio e con un rimbalzo appena sufficiente, un vero groover estivo e senza fronzoli.

 

Dopo più di cinque anni dal debutto con “No Need for Another History”, il disco che li ha lanciati in un tour fondamentale ed ha cementato la loro fan base da Pechino a Berlino, e dopo anni di performance, sperimentazioni e dischi autoprodotti, gli Hiperson tornano con “Bildungsroman”, un'opera narrativa di dieci tracce.

 

L'album prende il titolo dalla parola usata per descrivere il romanzo di formazione, e la storia che racconta è quella della rinascita della protagonista, che si risolleva da una relazione romantica straziante che l'ha abbattuta, alzando gli occhi verso un mondo fatto di una vita sociale impegnata e complessa.

 

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Il viaggio comincia col pezzo di otto minuti “Spring Breeze”, uscito come singolo il 16 giugno. La canzone si apre con la frontwoman Chen Sijiang, che si rivolge al vecchio amante, e nel video ha in mano un foglio di carta ricoperto da caratteri cinesi. Il significato del foglio resta volutamente vago: potrebbe infatti essere una lettera all'amante, ed allora la canzone non sarebbe più un monologo quanto la risposta a qualcuno.

 

Spring Breeze” incorpora alle parole pronunciate anche assoli di flauto, parti di chitarra e potenti voci strillate, ed è il punto di partenza di “Bildungsroman”, che dà il tono a tutto l'album.

 

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È stato al momento di registrare che gli Hiperson hanno iniziato a vedere le canzoni come qualcosa di coerente ed hanno discusso molto sul fatto che il personaggio si spostasse da uno stato emotivo all'altro: il risultato è un album che si presenta come un ottovolante che va dall'impeto di “Daily March”, una vera chiamata alle armi di nove minuti con grida appassionate, al malinconico e potente epilogo di “I Don't Want Another Life”, un brano che nega la reincarnazione e dimostra la propensione della band per i brani strappalacrime.

 

A differenza della maggior parte degli artisti cinesi che scelgono di stare alla larga da qualsiasi contenuto potenzialmente sensibile, gli Hiperson non hanno esitato nel video musicale “Our Ballad” a vestirsi come austeri leader di stato e ad eseguire una danza davanti a un sipario arancione sbiadito, correndo il rischio di vedere attribuita al proprio lavoro una connotazione politica; cosa che la band ha decisamente escluso, affermando di essere interessata ad esplorare l'arte come dialogo, piuttosto che come veicolo per qualsiasi esplicita direttiva lirica.

 

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