Riapre al pubblico il Muro dei Nove Draghi, la protezione innalzata nel 1392 per difendere la residenza imperiale del principe Zhu Gui, tredicesimo figlio dell'imperatore Zhu Yuanzhang, dagli spiriti maligni.

 

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Per le sue dimensioni (45,5 metri di lunghezza, 8 metri di altezza e 2 metri di spessore) il muro di Datong è uno dei più grandi ed antichi della Cina, nonché uno dei più affascinanti per le decorazioni: il muro è composto da un piedistallo, un corpo centrale ed un tetto, tutti costruiti in mattoni smaltati colorati ed arricchiti da dipinti di nove draghi che giocano con perle.

 

Ad aprile le autorità locali avevano chiuso al pubblico il sito per procedere ad interventi di ristrutturazione che andassero a risolvere i problemi di antica data, e cioè lo spazio limitato per i visitatori e la mancanza di strutture turistiche di supporto.

 

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Il sito rinnovato è stato adesso riaperto al pubblico e propone un'area ampliata a 14.000 metri quadrati, rispetto ai 2.530 iniziali, una sala espositiva dedicata alla storia del Muro e ai risultati della Cina nell'artigianato a smalto colorato ed infine un negozio di souvenir.

Muovendosi per Shanghai una delle cose che maggiormente salta all'occhio è la modernità degli edifici. A partire dagli anni '90 la città è stata sottoposta ad un processo di rinnovamento rapidissimo che ha riguardato quasi il 90% dei quartieri caratteristici della città, che sono stati demoliti per fare posto a nuovi isolati con torri di uffici, centri commerciali e condomini.

 

Questa trasformazione ha portato indubbi vantaggi ai cittadini, che hanno potuto trasferirsi da case spesso decrepite in edifici moderni, ma ha portato alla progressiva scomparsa della vecchia città, di cui molto spesso non resta traccia.

 

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Il desiderio di preservare la memoria ha spinto alcuni cittadini a riunirsi in una piccola e fiorente comunità di artisti, fotografi ed appassionati di storia, spesso conosciuti come “spazzini urbani”.

 

Il nome “spazzini urbani” deriva dalla loro abitudine di recarsi sui siti di demolizione prima che le case vengano abbattute, per fotografarle e raccogliere quegli oggetti e quelle curiosità che si trovano nelle abitazioni e che le famiglie abbandonano perché non importanti.

 

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Gli spazzini sono mossi da un sincero interesse, ed alcuni tra i più intraprendenti sono riusciti a coinvolgere altri nella loro passione, organizzando mostre delle loro collezioni.

 

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Visitare queste mostre significa fare un viaggio nella storia di Shanghai attraverso gli usi delle famiglie. Ci sono mobili in legno di stile cinese che arredavano stanze con elementi europei, come camini o pavimenti piastrellati con motivi a mosaico, e che sono una testimonianza del passato coloniale di Shanghai, mentre nei poster che in momenti diversi arredavano le stanze è possibile vedere l'evoluzione dei costumi sociali: si passa infatti dai manifesti di propaganda dell'epoca di Mao a ritratti di star del cinema o a ritagli di riviste di moda che testimoniano una maggiore propensione ai consumi.

 

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Mentre l'evoluzione urbanistica di Shanghai continua, anche il governo sta diventando consapevole dei rischi provenienti dalla cancellazione del passato e sta attrezzandosi per intervenire; in attesa di azioni istituzionali, gli spazzini urbani continuano il loro lavoro, preservando la memoria della città scattando foto e raccogliendo oggetti.

È stata inaugurata a metà settembre presso il Museo di Shanghai la mostra "The Baoli Era: Treasures from the Tang Shipwreck Collection" che espone per la prima volta in Cina la più grande collezione di manufatti della dinastia Tang ritrovati fuori dal Paese.

 

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I reperti sono stati recuperati dal relitto di un dau mercantile che navigava tra la Cina e gli stati del mondo arabo nel IX secolo, e che è affondato al largo della costa dell'isola indonesiana di Belitung. La imbarcazione a vela araba trasportava esportazioni Tang composte da specchi in ceramica, oro, argento e bronzo, e il suo ritrovamento conferma la grandiosità del commercio marittimo tra Oriente ed Occidente nel IX secolo.

 

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Presentata congiuntamente dal Museo di Shanghai e dall'Asian Civilisations Museum di Singapore, la mostra raccoglie 168 oggetti selezionati dalla collezione del museo di Singapore, tra cui rarità come i piatti blu e bianchi, il leggendario specchio Jiangxin, ed altri manufatti in oro ed argento. L'esposizione sarà visitabile fino al 10 gennaio 2021.

 

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Hu Wengu, sviluppatore di giochi elettronici, ha coltivato interessi eclettici fin dall'infanzia: a cinque anni ha iniziato a studiare pianoforte, ha partecipato alla creazione di animazioni Flash durante la scuola primaria ed ha iniziato a programmare i suoi giochi per computer alle medie, ora a 29 anni sta dedicandosi ad applicare la tecnologia dell'intelligenza artificiale per ripristinare materiale storico e mettere in movimento personaggi storici.

 

Hu ha pubblicato su YouTube, dove è noto con lo pseudonimo di DGSpitzer, diversi tutorial dove spiega la sua tecnica, sforzandosi di realizzare video che non richiedono alcun background nella programmazione, in modo che gli spettatori possano seguirli e realizzare le proprie creazioni. La sua convinzione, infatti, è che l'intelligenza artificiale possa ridurre il tempo speso in processi laboriosi, offrendo così maggiore margine agli artisti ed ai creatori per dedicarsi ai processi creativi.

 

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Le ultime esplorazioni di Hu hanno riguardato l'uso dell'intelligenza artificiale nel restauro di clip documentari d'archivio, in particolare per quanto riguarda l'interpolazione del movimento e la colorazione. I video che ha restaurato includono una sfilata di moda degli anni '20 del XX secolo a Shanghai, dove giovani donne provenienti da tutta la Cina hanno presentato l'abbigliamento e le acconciature alla moda del giorno parlando un inglese fluente e vari dialetti cinesi.

 

Un altro video restaurato da Hu è un filmato proveniente dalla Moving Imagine Research Collection della Università del South Carolina e mostra la vita di Pechino 100 anni fa: il restauro ha nuovamente reso visibili alcuni dettagli che nell'originale non saltavano all'occhio, come ad esempio i residenti che di nascosto fissano la telecamera.

 

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Il punto di partenza di Hu è stato un altro, cioè trovare un'applicazione dell'IA che trasformasse le immagini fisse in brevi video che li mostrano con i tratti del viso chiari e con espressioni vivide. I video clip utilizzati come modelli per le immagini originali sono stati selezionati per incarnare le espressioni facciali più vivide ed adattarsi adeguatamente alle loro persone. "Il processo non è un compito facile", ammette Hu, "perché ogni personaggio ha dovuto superare una dozzina di cicli di test, ed il tasso di fallimento è piuttosto alto".

 

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