Gli architetti di MAD guidati da Ma Yansong hanno divulgato il piano generale ed il design architettonico per il Parco culturale della baia di Shenzhen.

 

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Incastonato tra la città ed il lungomare, il parco è pensato come un luogo in cui si sovrappongono antico e futuro, in un'atmosfera surreale per i visitatori. Il complesso, che sarà pronto per il 2023, si estenderà su un'area approssimativa di 51.000 metri quadrati e comprenderà strutture come una “sala del design creativo” ed il “museo della scienza e della tecnologia” di Shenzhen, oltre ad un ampio spazio di verde pubblico sul lungomare.

 

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Nelle intenzioni degli architetti il luogo non serve solo come uno spazio pubblico aperto 24 ore su 24, ma anche come un luogo di esibizione ed un'area espositiva: al centro del parco si svilupperà una piscina a specchio che formerà un anfiteatro capace di ospitare fino a 10.000 persone, mentre più piattaforme collocate all'interno del paesaggio fungeranno da luoghi di esibizione all'aperto e da aree espositive d'arte.

 

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Tutte le costruzioni presentano tetti leggermente inclinati che cadono naturalmente sul terreno, formando cortili affondati di altezza continua che attraversano il parco. Ai lati opposti dell'asse nord – sud sorgeranno due padiglioni che avranno l'aspetto di pietre monumentali lisce; all'ultimo piano del padiglione sud si aprirà una piattaforma che offrirà ai visitatori la panoramica sulla baia di Shenzhen e sullo skyline della città.

Negli ultimi anni la Cina ha visto moltiplicarsi i tentativi di meccanizzare ogni tipo di attività e professione, come ad esempio l'accoglienza degli ospiti alle conferenze, l'insegnamento in classe o la presentazione di notizie in TV.

 

Questo processo è stato velocizzato dall'epidemia di coronavirus e dalla necessità di ridurre al minimo il contatto da uomo a uomo, che ha portato ad usare macchine per operazioni come disinfettare gli ospedali o servire il cibo ai pazienti malati.

 

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Era perciò solo questione di tempo prima che l'automazione entrasse nella cucina dei ristoranti: l'apertura di FOODOM Tianjiang Food Kingdom, il primo ristorante robotizzato complesso, ha colmato questa lacuna.

 

FOODOM Tianjiang Food Kingdom è stato inaugurato nel distretto Shunde di Foshan , nella provincia meridionale del Guangdong, ed in realtà è il sesto ristorante automatizzato gestito dal Qianxi Robot Catering Group; tuttavia, le sue dimensioni sono tali da farlo essere il primo ristorante robotizzato complesso.

 

La struttura ha una capienza di circa 600 commensali e può ospitare oltre 40 robot in grado di cucinare circa 200 piatti di tre categorie base: cinese (comprese le specialità della zona di Shunde), hot pot e fast food.

 

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Gli ospiti fanno le loro selezioni con i camerieri robot, e quando è pronto il cibo viene consegnato direttamente al tavolo con un sistema skyrail, o portato su un vassoio.

 

Secondo il vicedirettore generale del gruppo Qianxi i locali robotizzati sono più efficienti in termini di spazio utilizzato e di tempo di cottura; sono inoltre più sicuri grazie ad un processo di cottura standardizzato e all'assenza di contatto da uomo a uomo. I robot di cucina hanno imparato come preparare piatti cinesi complicati imitando le azioni di chef umani esperti e le loro azioni sono state perfezionate attraverso un lungo processo di tentativi ed errori.

Pare tuttavia che i ristoranti meccanizzati non abbiano ancora conquistato i clienti.

 

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A dispetto della buona accoglienza della notizia dell'apertura ufficiale di FOODOM Tianjiang Food Kingdom su Weibo, dove i netizen hanno elogiato il locale come un'opzione gastronomica unica con lo sguardo rivolto al futuro, le recensioni risultano tiepide. Sulla popolare app di recensioni Dianping un altro ristorante del gruppo ha una valutazione media di 3,8 su 5 basata su appena 13 recensioni. Un cliente ha scritto di essere rimasto deluso nello scoprire che il ristorante aveva ancora personale che lavorava dietro le quinte e si è lamentato della eccessiva precisione nel taglio delle verdure e di altri ingredienti, che manifestavano l'assenza di un tocco umano.

iQiyi di Baidu, Tencent Video e Youku di Alibaba rappresentano oltre l'80% della quota di mercato nel continente cinese nel settore dello streaming; tuttavia la competizione interna nell'ultimo periodo è diventata più forte, sia per l'ingresso di un attore come Bilibili, sia per il peso maggiore assunto dai servizi video in formato corto. Per queste ragioni, le tre piattaforme stanno puntando ad espandersi nell'area del sud est asiatico.

 

Tra le tre aziende è Tencent ad avere un piano di conquista del mercato più articolato.

 

Oltre ad aver lanciato la sua piattaforma WeTV in Thailandia e Vietnam, a giugno 2020 Tencent ha acquistato Iflix, una piattaforma di streaming con sede in Malesia; una mossa che ha diverse conseguenze strategiche.

 

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La più immediata è quella di acquisire velocemente audience sul mercato del sud-est asiatico. WeTV non ha avuto i risultati attesi per quanto riguarda l'impatto sul pubblico della regione, e questo al netto di produzioni calibrate appositamente per attirare quella fetta di spettatori: è il caso dello show “Chuang 2020”, dove è stata valorizzata la presenza di membri provenienti dalla Malesia e dalla Thailandia.

 

L'acquisto di Iflix inoltre offre a Tencent un facile accesso ad un team locale, a risorse di intrattenimento e ad una rete consolidata di studi di produzione, con benefici a lungo termine anche per WeTV.

 

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Infine Iflix ha portato in dote a Tencent circa 25 milioni di utenti attivi, oltre ad azioni rivolte a sensibilizzare ed aumentare gli abbonati che Tencent può facilmente implementare.

 

Gli analisti escludono invece che Tencent voglia portare Iflix in Cina, al fine di evitare la competizione con le altre piattaforme nazionali come iQiyi e Youku. Più probabile è invece la condivisione di talenti e contenuti tra Tencent Video e Iflix / WeTV in modo da offrire ai creatori di contenuti cinesi l'opportunità di far conoscere meglio il loro lavoro in tutto il mondo.

Secondo le previsioni, la Cina avrebbe dovuto completare la rete di satelliti del sistema Beidou all'incirca tra un anno e mezzo; i tecnici hanno invece bruciato i tempi e lo scorso 23 giugno hanno messo in orbita con successo il 55° ed ultimo Beidou Navigation Satellite (BDS).

 

Questo lancio conclude un programma iniziato nel 2017 e garantisce alla Cina una copertura globale assicurandole l'indipendenza militare dal sistema GPS, di proprietà del governo statunitense.

 

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Molti analisti avevano evidenziato come la dipendenza della Cina dalla rete GPS avrebbe potuto essere uno svantaggio in caso di conflitto prolungato con gli Stati Uniti, perché avrebbe potuto rendere la tecnologia militare cinese vulnerabile agli attacchi americani; adesso invece, la nuova generazione di BDS garantirà che i sistemi militari cinesi, nonché la navigazione e la messaggistica, restino online e al sicuro dalle interferenze statunitensi.

 

Il completamento della rete di satelliti Beidou ha ripercussioni che vanno oltre l'indipendenza militare, perché va ad incidere sullo sviluppo dell'influenza tecnologica della Cina in tutto il mondo.

 

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La Cina ha infatti promosso il sistema Beidou nell'ambito dell'iniziativa della Nuova Via della Seta, ottenendo successo: un'analisi del Nikkei ha mostrato che l'anno scorso i satelliti cinesi sono stati raggiunti più frequentemente dei satelliti GPS in 130 dei 185 paesi, principalmente nelle aree del sud-est asiatico e dell'Africa. Il sistema di navigazione BDS è inoltre l'impostazione predefinita per gli smartphone e le auto cinesi, cosa che ovviamente ne garantisce la diffusione sul mercato globale.

 

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Il sistema presenta delle caratteristiche che hanno suscitato l'interesse della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Il sistema BDS riceve ed invia informazioni: i satelliti infatti sono dotati di una funzione di messaggistica breve, da utilizzare in caso di disastro, e raccolgono informazioni sulla posizione dei dispositivi dotati di chip di navigazione BDS. Il GPS invece invia solo segnali, sebbene esistano smartphone abilitati per GPS in grado di essere monitorati per mezzo di app come ”Trova il mio iPhone”.

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