Nei giorni scorsi WeChat ha introdotto una nuova funzionalità di ricerca sulla app, che consente agli utenti di cercare qualsiasi parola data nell'intero ecosistema della piattaforma, inclusi account, cronologia dei messaggi e mini-programmi.

 

Per attivare la funzione l'utente deve evidenziare una parola nell'interfaccia della chat e fare clic su un pulsante di ricerca popup: l'app restituirà i risultati da piattaforme associate e partner, come Tencent Video, Kuaishou ed altro. In questo modo l'utente avrà accesso a queste informazioni, continuando ad essere su WeChat.

 

Il primo obiettivo della funzione è infatti fare in modo che l'utente rimanga il maggior tempo possibile sulla propria app, cosa essenziale se consideriamo la frammentarietà che caratterizza Internet in Cina.

 

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Rispetto a quanto accade negli Stati Uniti, in Cina Internet è più frammentato tra i giganti della tecnologia e di conseguenza l'utente di Baidu non trova sulla piattaforma gli articoli di WeChat né i video di Douyin; allo stesso modo, l'utente WeChat non ha accesso ai prodotti di Taobao. Pertanto i soggetti competono sul mercato della ricerca per mantenere gli utenti sulle loro app.

 

Questa nuova funzione rappresenta inoltre la risposta di WeChat alle trasformazioni che stanno investendo il settore dei motori di ricerca. Lo scorso anno ByteDance ha pubblicato il proprio motore di ricerca, per sfidare al leader di mercato Baidu, e solo un mese fa Tencent ha annunciato un'offerta preliminare non vincolante per assumere il controllo di Sogou, il secondo motore di ricerca cinese. Se l'accordo fosse completato, Sogou diventerebbe una consociata interamente controllata da Tencent, che sarebbe così in grado di migliorare le prestazioni degli annunci e potenzialmente trarre maggiori entrate dagli annunci.

Dopo TikTok l'amministrazione di Trump si prepara a prendere provvedimenti contro altre app cinesi. L'intenzione, annunciata da Trump in agosto, è stata ribadita in una recente intervista dal consigliere della Casa Bianca sui temi commerciali Peter Navarro, che ha ripetuto come sia fondamentale che gli Stati Uniti non usino app cinesi che trasferiscono su server collocati in Cina dati che possono successivamente essere usati per sorvegliare, monitorare e tracciare gli utenti.

 

Come è noto, questa è la linea politica alla base delle azioni contro TikTok; l'intervista fa trapelare l'intenzione di estendere queste azioni anche ad altre piattaforme, dal momento che la Cina, afferma Navarro, sta andando in giro per il mondo cercando di acquisire tecnologia ed influenza.

 

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Queste dichiarazioni fanno pensare che potrebbe aumentare la tensione nei rapporti commerciali tra i due paesi, già piuttosto complicati dopo le reciproche azioni dell'ultimo mese.

 

Ad agosto Trump aveva vietato transazioni non specificate con il proprietario di TikTok ByteDance e la società madre di WeChat Tencent Holdings; successivamente aveva stabilito di vendere le operazioni statunitensi di TikTok entro 90 giorni, pena il rischio di essere bloccate completamente.

 

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A seguito di ciò erano iniziate trattative tra ByteDance e le aziende statunitensi Microsoft, Walmart ed Oracle. Queste operazioni potrebbero essere ostacolate dal governo cinese: Pechino ha infatti risposto alla politica di Trump con nuove restrizioni sulle esportazioni di tecnologia, che potrebbero dare al governo cinese voce in capitolo in merito a qualsiasi vendita all'estero di TikTok.

 

Nell'intervista Navarro ha dichiarato che l'amministrazione intende costruire un Grande Firewall tra USA e Cina per impedire il trasferimento di dati, usando un'espressione non casuale: Grande Firewall è infatti il nome usato comunemente per riferirsi al sofisticato sistema di censura di Pechino, che esclude la maggior parte della popolazione cinese dall'accesso ad alcuni dei siti più famosi al mondo, come Facebook e Twitter.

 

iQiyi di Baidu, Tencent Video e Youku di Alibaba rappresentano oltre l'80% della quota di mercato nel continente cinese nel settore dello streaming; tuttavia la competizione interna nell'ultimo periodo è diventata più forte, sia per l'ingresso di un attore come Bilibili, sia per il peso maggiore assunto dai servizi video in formato corto. Per queste ragioni, le tre piattaforme stanno puntando ad espandersi nell'area del sud est asiatico.

 

Tra le tre aziende è Tencent ad avere un piano di conquista del mercato più articolato.

 

Oltre ad aver lanciato la sua piattaforma WeTV in Thailandia e Vietnam, a giugno 2020 Tencent ha acquistato Iflix, una piattaforma di streaming con sede in Malesia; una mossa che ha diverse conseguenze strategiche.

 

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La più immediata è quella di acquisire velocemente audience sul mercato del sud-est asiatico. WeTV non ha avuto i risultati attesi per quanto riguarda l'impatto sul pubblico della regione, e questo al netto di produzioni calibrate appositamente per attirare quella fetta di spettatori: è il caso dello show “Chuang 2020”, dove è stata valorizzata la presenza di membri provenienti dalla Malesia e dalla Thailandia.

 

L'acquisto di Iflix inoltre offre a Tencent un facile accesso ad un team locale, a risorse di intrattenimento e ad una rete consolidata di studi di produzione, con benefici a lungo termine anche per WeTV.

 

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Infine Iflix ha portato in dote a Tencent circa 25 milioni di utenti attivi, oltre ad azioni rivolte a sensibilizzare ed aumentare gli abbonati che Tencent può facilmente implementare.

 

Gli analisti escludono invece che Tencent voglia portare Iflix in Cina, al fine di evitare la competizione con le altre piattaforme nazionali come iQiyi e Youku. Più probabile è invece la condivisione di talenti e contenuti tra Tencent Video e Iflix / WeTV in modo da offrire ai creatori di contenuti cinesi l'opportunità di far conoscere meglio il loro lavoro in tutto il mondo.

Il 2020 si conferma un anno di investimenti nel settore della musica per Tencent.

 

Dopo aver acquisito una partecipazione del 10% in Universal Music a gennaio, costata 3,3 miliardi di dollari, nel mese di giugno Tencent, per mezzo del suo ramo di azienda Tencent Media Entertainment (TME) ha speso 200 milioni di dollari per una fetta dell'1,6 % di Warner Music Group.

 

Numerosi analisti si sono chiesti quale sia la strategia a lungo termine che il management di Tencent sta seguendo.

A sentire il punto di vista di Tencent, gli investimenti sono finalizzati ad approfondire la collaborazione tra TME e le major per poter guidare lo sviluppo del mercato dell'intrattenimento musicale in Cina.

 

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Il CEO Cussion Pang ha ricordato come le cinque etichette rappresentino meno del 30% del volume di streaming sulla piattaforma, e come l'obiettivo di TME sia quello che gli utenti creino e condividano musica, video e streaming live.

 

Secondo Pang, TME non è tanto una piattaforma di streaming, quanto piuttosto un social network,e questa affermazione è confermata se si guarda alle caratteristiche della società: pur essendo la più grande piattaforma di streaming in Cina, con 42,7 milioni di abbonati paganti, la maggior parte dei ricavi di TME deriva dall'intrattenimento sociale, e cioè da servizi di karaoke e musica dal vivo.

 

Gli analisti tuttavia avanzano altre ragioni per comprendere la strategia di Tencent.

 

Una è che l'azienda punti al controllo del mercato cinese.

 

La TME è stata spesso accusata di dominare il mercato musicale cinese, a spese di altre piattaforme come Cloud Music di NetEase, Xiami Music di Alibaba e Migu di China Mobile. I concorrenti hanno sostenuto che TME avrebbe pagato in eccesso le licenze esclusive di Universal, Warner e Sony, riprendendo poi tali costi al momento della concessione in licenza del contenuto agli altri streamer cinesi.

 

L'amministrazione statale cinese per la regolamentazione del mercato ha avviato un'indagine sulle pratiche di TME, chiamando a testimoniare aziende come Apple, Alibaba, Baidu. L'indagine, che probabilmente era iniziata a gennaio del 2019, ma di cui si è avuta notizia ad agosto, è stata abbandonata a gennaio 2020 senza alcuna pubblicazione dei risultati.

 

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Dopo questo episodio, TME ha ricominciato con le acquisizioni musicali; tuttavia probabilmente l'orizzonte a cui Tencent guarda non è tanto il mercato cinese, quanto quello straniero.

Le normative cinesi stabiliscono che le società di media occidentali non possono vendere direttamente ai consumatori cinesi, ma devono appoggiarsi di volta in volta su un partner locale, e TME è il partner preferito per le industrie che vogliono operare in Cina.

 

Se ad esempio un'azienda di streaming come Spotify o Apple Music volesse operare in Cina dovrebbe localizzare i server nel paese, aderire attivamente alle censura e condividere esplicitamente i propri dati con il governo: condizioni inaccettabili per una società straniera.

 

Al contrario, facendo accordi di proprietà reciproca delle azioni le società occidentali possono guadagnare qualcosa nel mercato in rapida crescita della Cina, mentre TME può possedere pezzi di alcune aziende leader nei mercati dei paesi che non ha ancora raggiunto.

 

Molti analisti hanno di conseguenza avanzato l'ipotesi che l'obiettivo a lungo termine dell'azienda cinese sia quello di fondersi con Spotify ed assorbire Apple: Tencent ha la solidità economica per farlo, nonché un management dotato di grandi capacità intellettuali e di negoziazione, composto da ex banchieri di investimento formatisi negli Stati Uniti.

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