La thangka è una arte buddista che consiste nel realizzare dipinti su rotoli.

 

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Molto diffusa nella contea di Gojo, nella regione autonoma del Tibet, questa branca dell'arte popolare è stata tramandate per più di 300 anni senza grandi cambiamenti: essa è infatti profondamente legata alla cultura ed al credo religioso, e gli artisti solitamente si astengono dall'introdurre aggiornamenti moderni per rispetto.

 

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Tuttavia negli ultimi tempi le cose stanno cambiando, ed alcuni maestri stanno iniziando a vedere questa arte come una fonte di reddito, cercando un compromesso che ne conservi l'anima e al tempo stessa la faccia conoscere fuori dai confini della contea, anche al fine di preservarla e trasmetterla alle generazioni future.

 

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Il risultato di questo impegno sono state sette grandi thangka con elementi moderni, alle quali hanno lavorato undici maestri: questi dipinti presentano contenuti non tradizionali, come ad esempio la piazza Tian'anmen di Pechino, un gigantesco ritratto raffigurante 56 gruppi etnici cinesi e storie di persone che combattono il COVID-19.

I "jinsimian" sono un particolare tipo di noodles, tipici della provincia di Sichuan, nel sud-ovest della Cina, dove sono cucinati per occasioni speciali.

 

La ricetta tradizionale prevede che questi noodles siano serviti con un brodo a base di capponi o polli castrati. Si tratta di una zuppa molto semplice, a differenza della maggior parte dei piatti di pasta del Sichuan che sono invece molto speziati, e dal colore limpido, perfetto per esaltare l'oro dei fili di pasta.

 

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Il colore oro è una delle caratteristiche che fanno dei "jinsimian" un piatto essenziale della cultura cinese e del Sichuan nello specifico.

 

Il colore è ottenuto dalla combinazione di farina e tuorlo d'uova, con una preferenza per le uova di anatra, che conferiscono all'impasto una tonalità brillante, e lo fanno assomigliare, quando è steso, ad un foglio d'oro.
Su questo foglio operano i pochi chef che padroneggiano l'abilità necessaria per fare "jinsimian" perfetti.

 

 

La sfida è tagliare l'impasto in fili fini e delicati facendo scorrere con cura un coltello pesante avanti e indietro sull'impasto, ricavando fili sottili nel movimento. Il processo è molto lungo, e può richiedere fino a due ore per lotto di pasta, e richiede molta precisione per ottenere fili sottili come carta e delicati come capelli. È anche un lavoro faticoso, perché il coltello è molto pesante e dopo tre - cinque minuti inizia a sforzare il polso.

 

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Sono pochi i cuochi capaci di tagliare questa pasta, e alcuni di loro dedicano l'intera vita a perfezionare la tecnica, consapevoli che è quella a rendere la zuppa di "jinsimian" un piatto semplice ed al tempo stesso raffinato.

L'arte xilografica si è sviluppata in modo particolare nella tarda dinastia Ming (1369-1644) grazie al progresso delle tecniche di stampa, assumendo tratti caratteristici e differenti in Cina e Giappone.

 

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In Cina la xilografia ha dato origine alla stampa “nianhua”, o “dipinti di capodanno”, un particolare tipo di stampa colorata usata principalmente per le decorazioni del Capodanno Cinese. In Giappone la tecnica xilografica prende invece il nome di ukiyo-e, o “immagine del mondo fluttuante” ed è una forma di stampa su carta, dove le immagini sono impresse con matrici di legno.

 

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La mostra “Woodblock Prints in Distincitve Lands” aperta a Pechino fino al 15 ottobre esamina le differenze e le somiglianze tra le due forme di xilografia.

 

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La mostra espone 138 esemplari, tra stampe nianhua e ukiyo-e. Le stampe nianhua provengono da alcuni dei più noti centri di produzione della Cina, come la città di Yangliuqing nella periferia di Tianjin, il sotto-distretto di Taohuawu del distretto di Suzhou, la provincia di Jiangsu e la città di Mianzhu della provincia di Sichuan, mentre per la parte Giapponese le opere presentate includono lavori di Hishikawa Moronobu, il primo maestro ukiyo-e, e di Katsushika Hokusai, famoso per la sua opera “La Grande Onda di Kanagawa”.

 

Gli xiaolongbao sono ravioli serviti in una piccola vaporiera di bambù. All'interno di un involucro di farina di frumento si trova una porzione di carne di maiale tritata grassa, che cotta a vapore rilascia una zuppa profumata che si accumula all'interno del raviolo, spesso scottando la bocca di chi li assaggia per la prima volta.

 

Lo xiaolongbao perfetto dovrebbe avere all'interno una quantità di zuppa pari ad un cucchiaio, ed avere un involucro sottile e resistente: si dovrebbe infatti poterlo sollevare per la parte superiore con le bacchette e dondolarlo avanti e indietro senza romperlo.

 

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Spesso accompagnato con un piattino di aceto e brandelli di zenzero, lo xiaolongbao è conosciuto come uno spuntino di Shanghai, ma approfondendo si scopre che le cose non stanno esattamente così.

 

Se si chiede agli abitanti di Shanghai dove è nato il raviolo, la risposta più comune è che sono nati intorno ai Giardini Guyi a Nanxiang, una città di campagna alla periferia di Shanghai.

 

Intorno a questo spazio per un paio di secoli hanno prosperato molti piccoli negozi di snack, tutti specializzati in xiaolongbao, e secondo una leggenda, è stato Huang Mingxian, un ristoratore locale, a creare il primo xiaolongbao negli anni '70 dell'Ottocento aggiungendo brodo di carne in gelatina al suo maiale macinato.

 

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Tuttavia le origini del piatto potrebbero essere ancora più lontane. Il nome originario del raviolo è nanxiang da rou mantou che significa “grande panino ripieno di carne di Nanxiang”: la parola mantou è una antica parola cinese associata a tutti i tipi di panini ripieni di carne o snack a base di ravioli, ed è usata nel Nord della Cina e in tutta l'Asia centrale, dalla Turchia alla Corea. Gli studiosi ipotizzano quindi che il raviolo sia nato nel Nord della Cina per poi diffondersi in tutto il paese e da diversi anni in tutto il mondo.

 

Adesso infatti lo xiaolongbao è conosciuto anche fuori dall'Asia, e ciò è merito soprattutto della catena di ristoranti di Taiwan Din Tai Fung.

 

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Nato intorno alla fine degli anni '50 come un negozio di vendita di olio da cucina a Taipei, è stato negli anni '70 che il fondatore Yang Bingyi, per superare le difficoltà del momento, ha deciso di dedicare metà del negozio alla produzione e alla vendita dei ravioli. L'iniziativa non solo ha risollevato la situazione, ma ha avuto un successo tale che Din Tai Fung è diventato un ristorante a tutti gli effetti.

 

La catena ha filiali in più di 14 paesi ed ha ottenuto il riconoscimento universale di avere ideato lo standard internazionale mondiale per i ravioli: prima di essere cotto al vapore, uno xiaolongbao deve pesare esattamente 21 grammi ed avere 18 pieghe.

 

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Con la loro attenzione ai dettagli Din Tai Fung ha esportato lo xiaolongbao in tutto il mondo, incontrando una certa resistenza solo a Shanghai: i ristoratori della città hanno accolto con perplessità la notizia che una catena di Taiwan vendesse il loro piatto tradizionale, ma adesso la diffidenza è stata superata, e pur sottolineando la differenza tra le due preparazioni, anche loro riconoscono la buona qualità degli xiaolongbao “taiwanesi”.

 

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