La minaccia di Trump di vietare TikTok negli Stati Uniti non dovrebbe avere ripercussioni sulle trattative in atto tra Microsoft e ByteDance per l'acquisizione della piattaforma da parte della società americana.

 

L'annuncio è seguito ad una conversazione tra il CEO di Microsoft Satya Nadella e lo stesso Trump: al termine dell'incontro la società americana ha affermato che continueranno le esplorazioni per una eventuale acquisizione, sottolineando che i colloqui sono ancora preliminari e che quindi non c'è alcuna garanzia che la transazione procederà; in ogni caso, la società prevede di completare queste fase entro il 15 settembre 2020.

 

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Un accordo tra le due società sarebbe vantaggioso per entrambe.

 

Come è noto l'amministrazione americana osserva con sospetto TikTok perché teme che il governo cinese possa essere in grado di rintracciare gli utenti della app ed accedere ai messaggi privati. Per rassicurare il governo ByteDance ha assunto l'ex dirigente della Disney Kevin Mayer come CEO di TikTok, e lo stesso Mayer ha recentemente dichiarato che la app rivelerà pubblicamente gli algoritmi, le politiche di moderazione e i propri flussi di dati.

 

Tuttavia l'acquisizione da parte di Microsoft eliminerebbe qualsiasi dubbio: in caso concluda l'accordo, la società americana si è impegnata a trasferire i dati degli utenti statunitensi in server con sede negli USA, eliminando la copia dei dati archiviati o sottoposti a backup presenti fuori dal territorio nazionale. Ha inoltre dichiarato che il suo obiettivo è conservare l'esperienza utente di TikTok, aggiungendo però protezioni di sicurezza, privacy e sicurezza digitale a livello mondiale.

 

Da parte sua, con l'accordo Microsoft recupererebbe terreno nel settore in continua crescita dei social media, continuando la propria strategia di acquisizioni mirate iniziata nel 2014 con Minecraft e proseguita con LinkedIn nel 2016.

La pandemia amplifica lo scontro tra Usa e Cina e accelera le scelte che l'Europa non avrebbe voluto compiere. Washington si muove anche sull'Italia.

 

di Lorenzo Lamperti

 

C'era una volta chi la chiamava guerra commerciale. Gli effetti di lungo termine della pandemia da coronavirus sono ancora imperscrutabili ma una cosa intanto la si può dire con certezza: ha accelerato in maniera netta tutta una serie di processi già in atto. Tra questi, il più rilevante a livello geopolitico, la contesa tra Stati Uniti e Cina. Offuscati da un pensiero economicista, in molti l'hanno chiamata a lungo "trade war". Poi è diventata "guerra fredda tecnologica". Ora, dopo le accuse dirette dell'amministrazione Trump sull'origine del coronavirus, è venuta fuori la vera portata di uno scontro che va al di là del campo economico-commerciale-tecnologico e che investe la geopolitica, il potere, la leadership globale.

 

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