Demolire per ricostruire nello stesso luogo: è così che il governo di Shanghai vuole rinnovare il quartiere di Pengpu.

 

La politica di demolire per ricostruire nello stesso luogo non è nuova in Cina. È piuttosto comune che i residenti siano invitati a trasferirsi altrove mentre le loro case vengono abbattute per essere sostituite da altre moderne, dietro ad un compenso economico ed alla promessa di un appartamento nei nuovi edifici; tuttavia il caso di Pengpu è particolare.

 

937.jpg

 

Non era infatti mai capitato che questo metodo fosse applicato su una scala così ampia, e in molti si stanno chiedendo se sarà replicabile in analoghe situazioni.

 

Il villaggio operaio di Pengpu è sorto negli anni '50, quando l'area è stata oggetto di un processo di urbanizzazione che ha visto fabbriche ed appartamenti sostituire i terreni agricoli di quella che era periferia cittadina. Il progetto prevedeva la costruzione di una zona residenziale accanto alle fabbriche. Gli edifici del villaggio erano composti da quattro a sei piani senza ascensore e con bagni e cucine in comune. Ciascun appartamento era di 20-40 metri quadri, e poterne occupare uno era segno di prestigio: inizialmente le case erano destinate agli operai che si erano distinti per la loro attività.

 

Il quartiere ha perso attrattiva negli anni '90, quando l'apertura del mercato immobiliare ha dato la possibilità di abitare in case più ampie dotate di bagni e cucine indipendenti e collocate in edifici con ascensori. Allora chi ha potuto ha lasciato Pengpu per trasferirsi altrove.

 

939.jpg

 

Il governo di Shanghai ha ideato un progetto di ristrutturazione nel 2005. Il piano prevedeva la riorganizzazione degli spazi per creare bagni e cucine private e l'installazione di ascensori esterni, ma la soluzione si è rivelata insoddisfacente. Era impossibile accontentare le esigenze di tutte le famiglie.

 

La nuova proposta è dunque quella di abbattere i 40 edifici del villaggio per sostituirli con 17 grattacieli dotati di ascensori, garage sotterranei e centri per attività in comune. Le famiglie potranno rientrare in un appartamento più grande dotato di bagno, cucina, e balconi, oltre a ricevere un sussidio mensile per coprire l'affitto durante gli anni in cui Pengpu sarà ricostruito.

 

935.jpg

 

La proposta non ha convinto i residenti più anziani, che non vedono bene dover lasciare la casa in cui sono invecchiati. Tuttavia sono in molti a vedere in demolire per ricostruire nello stesso luogo la politica migliore per intervenire su quartieri fatiscenti, e guardano all'azione di Shanghai come ad un modello da esportare in altre zone. A distanza di anni, il villaggio operaio di Pengpu si conferma un modello per la Cina.

Il MAO Museo d'Arte Orientale di Torino avvia la programmazione autunnale con la mostra "China Goes Urban. La nuova epoca della città", curata dal Politecnico di Torino e da Prospekt Photographers, in collaborazione con la Tsinghua University di Pechino e Intesa Sanpaolo.

 

open-uri20201019-2754-1w8cfgb.jpg

 

L'urbanizzazione che ha caratterizzato la Cina negli ultimi anni è stata vertiginosa: crescendo al ritmo di circa l'1% all'anno, gli abitanti delle città sono passati dal 18% della popolazione nel 1978 a circa il 60% del totale della popolazione di oggi.

 

Osservare questo processo con un approccio che ne colga le complessità senza inserirlo in schemi o modelli predefiniti non è facile, ed è questo l'obiettivo della mostra "China Goes Urban.

 

 

“China Goes Urban” presenta le città di Tongzhou, Zhaoqing, Zhengdong, Lanzhou attraverso composizioni musicali, video e fotografie, ed offre così allo spettatore una prospettiva nuova con cui guardare alle città, invitandolo a muoversi su un percorso che va dalla Cina al mondo e dal mondo nuovamente alle new town ed alle loro caratteristiche specifiche.

 

China-Goes-Urban.-La-nuova-epoca-della-citta.jpg

 

L'esposizione, che si articola nei quattro temi Frammenti di città, Infrastrutture, Urbano e rurale, Planetary urbanisation, rappresenta inoltre l'occasione per il MAO di presentare al pubblico la nuova segnaletica: gli spazi sono stati organizzati per evitare assembramenti ed al tempo stesso garantire la miglior visita possibile ai contenuti della mostra.

 

La mostra sarà aperta dal 16 ottobre 2020 al 14 febbraio 2021

 

Tutte le foto sono di Samuele Pellecchia.

Muovendosi per Shanghai una delle cose che maggiormente salta all'occhio è la modernità degli edifici. A partire dagli anni '90 la città è stata sottoposta ad un processo di rinnovamento rapidissimo che ha riguardato quasi il 90% dei quartieri caratteristici della città, che sono stati demoliti per fare posto a nuovi isolati con torri di uffici, centri commerciali e condomini.

 

Questa trasformazione ha portato indubbi vantaggi ai cittadini, che hanno potuto trasferirsi da case spesso decrepite in edifici moderni, ma ha portato alla progressiva scomparsa della vecchia città, di cui molto spesso non resta traccia.

 

410.jpg

 

Il desiderio di preservare la memoria ha spinto alcuni cittadini a riunirsi in una piccola e fiorente comunità di artisti, fotografi ed appassionati di storia, spesso conosciuti come “spazzini urbani”.

 

Il nome “spazzini urbani” deriva dalla loro abitudine di recarsi sui siti di demolizione prima che le case vengano abbattute, per fotografarle e raccogliere quegli oggetti e quelle curiosità che si trovano nelle abitazioni e che le famiglie abbandonano perché non importanti.

 

414.jpg

 

Gli spazzini sono mossi da un sincero interesse, ed alcuni tra i più intraprendenti sono riusciti a coinvolgere altri nella loro passione, organizzando mostre delle loro collezioni.

 

402.jpg

 

Visitare queste mostre significa fare un viaggio nella storia di Shanghai attraverso gli usi delle famiglie. Ci sono mobili in legno di stile cinese che arredavano stanze con elementi europei, come camini o pavimenti piastrellati con motivi a mosaico, e che sono una testimonianza del passato coloniale di Shanghai, mentre nei poster che in momenti diversi arredavano le stanze è possibile vedere l'evoluzione dei costumi sociali: si passa infatti dai manifesti di propaganda dell'epoca di Mao a ritratti di star del cinema o a ritagli di riviste di moda che testimoniano una maggiore propensione ai consumi.

 

416.jpg

 

Mentre l'evoluzione urbanistica di Shanghai continua, anche il governo sta diventando consapevole dei rischi provenienti dalla cancellazione del passato e sta attrezzandosi per intervenire; in attesa di azioni istituzionali, gli spazzini urbani continuano il loro lavoro, preservando la memoria della città scattando foto e raccogliendo oggetti.

Chongqing e la sua popolazione sono al centro dell'ultimo progetto fotografico di Manuel Alvarez Diestro.

 

madchong 1.jpg

 

Chongqing è situata alla confluenza dei fiumi Azzurro e Jianling ed è la città più densamente popolata della Cina continentale. L'ambiente urbano è caratterizzato da strutture verticali, ed il terreno collinoso su cui sorge rende difficoltoso l'uso della bicicletta da parte dei cittadini.

 

madchong 2.jpg

 

Gli abitanti si spostano da un luogo all'altro usando un complesso sistema di infrastrutture che comprende mega ponti, rampe e funivie.

 

madchong 3.jpg

 

Tutto questo ha catturato l'interesse di Manuel Alvarez Diestro che è rimasto colpito da quanto gli abitanti della città sembrino piccoli se confrontati con le dimensioni degli edifici.

 

madchong 4.jpg

 

Non è la prima volta che Alvarez Diestro si reca a Chongqing: il fotografo aveva immortalato la metropoli già una decina di anni fa, quando era considerata una città di frontiera in via di costruzione.

Pagina 1 di 2

Contattaci

Viale della Repubblica, 298
Prato, PO 59100
ITALY
0574 1595523
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.radioitaliacina.com
  • SPERIMENTARE - AMARE - INTERAGIRE

     
    appstore icon apple android icon android