Per secoli l’arte dell’incenso è stata una colonna silenziosa della cultura cinese: un gesto quotidiano, un rituale intellettuale, un linguaggio sensoriale condiviso da cortigiani, studiosi e monaci. Poi, con l’industrializzazione e la produzione di massa, questo sapere raffinato è scivolato ai margini. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Sempre più giovani cinesi tornano a guardare all’incenso non come a un residuo del passato, ma come a un’esperienza lenta, colta e profondamente contemporanea.
Il segnale più evidente di questa rinascita è arrivato nell’autunno del 2025, all’Esposizione Universale di Osaka. Nel Padiglione Cinese, tra architetture simboliche e installazioni tecnologiche, l’aria era attraversata da fragranze antiche. Su un tavolo espositivo, un incensiere d’argento a cinque gambe sprigionava l’aroma delicato dell’“incenso dormiente del Signore Jiangnan Li”. Poco distante, Wu Qing, 57 anni, mostrava al pubblico il jianxiang, l’antica tecnica che riscalda gli aromi senza bruciarli direttamente, usando carbone controllato. Ogni miscela rievocava un’epoca: alcune risalivano alla dinastia Tang, altre erano legate agli ambienti letterari della dinastia Song.
Wu Qing non era lì per caso. È considerato uno degli eredi ufficiali della “cerimonia dell’incenso degli studiosi” e ha curato l’intera atmosfera olfattiva del padiglione. Per lui, l’Expo rappresentava il luogo ideale per raccontare una tradizione che, da quasi duemila anni, intreccia la Cina con il resto del mondo. Un’arte che oggi torna a parlare a chi cerca un rapporto più consapevole con il tempo e con i sensi.
L’uso dell’incenso in Cina affonda le radici nel Neolitico, quando veniva offerto al cielo, agli dèi e agli antenati. Con la dinastia Zhou occidentale, questa pratica si articolò in due filoni principali: l’incenso rituale e quello legato alla coltivazione personale e alla vita quotidiana. Il vero punto di svolta arrivò però sotto gli Han occidentali, quando l’espansione dei confini imperiali e l’apertura delle rotte commerciali portarono in Cina aromi dal Sud-est asiatico, dall’India e dalla penisola arabica. Fu allora che si diffuse anche la tecnica della combustione indiretta, ancora oggi centrale nella tradizione.
Durante la dinastia Tang, con il pieno sviluppo della Via della Seta marittima, l’incenso divenne simbolo di raffinatezza di corte. Sotto i Song, invece, bruciare incenso si trasformò in un passatempo intellettuale, alla pari del tè, della calligrafia o della pittura. Studiosi-funzionari come Su Shi elevarono l’esperienza olfattiva a pratica spirituale, parlando di “meditazione nasale”: un modo per affinare la mente attraverso l’olfatto. Con la dinastia Ming, l’invenzione dell’incenso in bastoncini ne permise una diffusione più ampia tra la popolazione.
A quel punto la domanda cinese di spezie era tale che, quando gli europei iniziarono a contendersi il controllo del commercio globale nel XV secolo, scoprirono che la Cina assorbiva oltre metà dell’offerta mondiale. Ma il mondo stava cambiando. Tra XIX e XX secolo, la modernizzazione e l’industrializzazione spazzarono via l’élite culturale che aveva custodito l’arte dell’incenso. Dopo le Guerre dell’Oppio, fragranze sintetiche e produzioni standardizzate invasero il mercato, relegando la tradizione a un uso quasi esclusivamente rituale.
Verso la metà del Novecento, l’incenso artigianale cinese era vicino alla scomparsa. Le miscele naturali, preparate a mano con estrema cura, lasciarono il posto a prodotti industriali fatti di essenze artificiali e leganti. Un patrimonio sensoriale millenario rischiava di diventare una semplice reliquia.
Negli ultimi dieci anni, però, Wu Qing ha osservato segnali chiari di inversione di tendenza. Complice anche una rinnovata attenzione istituzionale verso le arti tradizionali, sempre più persone cercano pratiche che offrano lentezza e profondità in contrasto con il ritmo frenetico della vita urbana. Sui social cinesi come Xiaohongshu proliferano contenuti dedicati all’incenso, mentre nascono laboratori, spazi esperienziali e corsi di formazione.
Wu si definisce un bai xiang ning, espressione del dialetto di Shanghai che indica una persona dai gusti raffinati, incline al piacere delle arti. La sua passione nasce da una formazione accademica in archeologia dell’arte e da una famiglia immersa nella cultura tradizionale. Discendente di musicisti di Jiangnan, cresciuto tra strumenti antichi e testi classici, Wu si avvicinò all’incenso per imitare gli studiosi del passato, salvo poi allontanarsene a causa della scarsa qualità dei prodotti disponibili.
La svolta arrivò nel 2004, quando conobbe Liu Liangyou, uno dei massimi studiosi di incenso antico. Da lui apprese l’arte del pinxiang, l’ascolto attento delle fragranze. “Quando il profumo si diffuse, rimasi senza parole”, ricorda Wu. “Non immaginavo potesse esistere una bellezza simile”. Divenne suo discepolo e, dopo la morte prematura del maestro, decise di portarne avanti l’eredità.
Oggi Wu è noto soprattutto per il recupero delle xiangfang, le ricette storiche di incenso. Ricostruirle non è un semplice esercizio filologico: anche quando gli ingredienti sono elencati con precisione nei testi antichi, la resa finale dipende da processi complessi e da lunghi esperimenti. Alcuni materiali, spiega Wu, richiedono trattamenti specifici, come l’immersione in vino di riso a bassa gradazione. Un dettaglio sbagliato può compromettere l’intera fragranza.
Quando una formula riesce, l’effetto è potente. “Accendi l’incenso, osservi il fumo salire, e improvvisamente sei trasportato attraverso i secoli”, dice Wu. “È come dialogare in silenzio con gli antichi”.
Accanto a lui, una nuova generazione sta reinterpretando questa tradizione. Liang Qianli, 35 anni, ha scoperto l’incenso attraverso un antico manuale tramandato nella famiglia del nonno, medico di medicina tradizionale. Dopo anni di tentativi, ha compreso che quelle formule non erano il fine, ma lo strumento per apprendere un pensiero più profondo. Oggi il suo lavoro si concentra sul benessere e sulla salute, collaborando anche con neuroscienziati per studiare l’impatto degli aromi su sonno e stress.
Un interesse simile ha spinto Yuan Jin, docente alla Shanghai Jiao Tong University, a fondare un centro di formazione sull’incenso medicinale. Nato quasi per caso durante la pandemia, il suo corso è diventato il più richiesto dell’ateneo. La maggior parte degli iscritti sono giovani donne, attratte da uno stile di vita percepito come più lento, consapevole e raffinato.
Secondo gli studiosi, la percezione del profumo è in gran parte culturale: si educa, cambia nel tempo, riflette la società. In questo senso, il ritorno dell’incenso racconta molto della Cina contemporanea, alla ricerca di un equilibrio tra modernità e memoria.
Un antico modo di dire cinese descrive questo fenomeno con precisione: “le ceneri spente possono riaccendersi”. Anche quando il fuoco sembra spento, basta poco perché le braci tornino a brillare. Così accade oggi agli antichi profumi, che attraversano il tempo e tornano a salire, leggeri, nell’aria del presente.




















