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La Cina e la sua corsa contro il tempo: riuscirà Pechino a salvare il mercato immobiliare?

di Redazione pubblicato il 22 Maggio 2024

Nonostante le rassicuranti acrobazie retoriche della leadership cinese, il gigante asiatico si trova di fronte a una sfida altamente rischiosa. Pechino ha lanciato il progetto più ambizioso mai realizzato per salvare il mercato immobiliare.

Il piano prevede misure imponenti: spingere i governi locali ad acquistare le case invendute dai costruttori e convertirle in alloggi sociali a prezzi accessibili, ridurre i tassi di interesse ipotecari e gli acconti, e immettere 300 miliardi di yuan (41,5 miliardi di dollari) dalla Banca centrale cinese per finanziare questi acquisti.

La CNN ha descritto la stabilizzazione del settore immobiliare come una “priorità assoluta” per Pechino, mentre Zhaopeng Xing di ANZ Research ha confermato l’urgenza di prevenire una crisi immobiliare. Secondo Goldman Sachs, il valore totale delle case invendute, dei progetti non completati e dei terreni inutilizzati in Cina è pari a circa 30mila miliardi di yuan (4,1mila miliardi di dollari).

La sfida è complessa: la crescita urbana cinese ha portato a un aumento della domanda di alloggi a prezzi accessibili. Lo Stato ha utilizzato la ricchezza immobiliare per riempire le casse, dato che la terra è di proprietà dello Stato e dei governi locali, e i promotori immobiliari devono acquistare terreni dai governi locali prima di costruire.

Le società immobiliari hanno capitalizzato il boom demografico, ma la parabola di Evergrande, che è andata in default nel 2021 con un debito di oltre 300 miliardi di dollari, è indicativa dei pericoli per la tenuta del gigante asiatico. Pechino sta lottando per raggiungere l’obiettivo di crescita del 5% per il 2023, con il settore immobiliare che porta debiti pari al 16% del PIL.

Basteranno le misure messe in campo da Pechino? I dubbi sono molti. Ting Lu di Nomura stima che il completamento delle case prevendute richiederebbe almeno 3,2 trilioni di yuan (442 miliardi di dollari), con 20 milioni di case prevendute ancora non costruite. L’incubo dello scoppio della bolla è tutt’altro che scongiurato.

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