L’affluenza è il primo vero dato politico di queste elezioni regionali in Toscana. Alla chiusura della prima giornata di voto, domenica 12 ottobre, solo il 35,7 per cento degli aventi diritto si era recato alle urne. Cinque anni fa, nel 2020, la percentuale era del 45,9 per cento. Un calo di quasi dieci punti che conferma la disaffezione verso la politica e la crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
I seggi resteranno aperti fino alle 15:00 di oggi, lunedì 13 ottobre, e soltanto nel pomeriggio sarà possibile conoscere il dato finale. Ma qualunque sia l’esito, la tendenza appare già chiara: la partecipazione al voto è diminuita in modo uniforme in tutte le province, senza eccezioni significative.
Le città più popolose, come Firenze e Prato, hanno registrato valori leggermente superiori alla media, ma sempre inferiori rispetto alle precedenti elezioni. Nelle aree periferiche e montane il calo è ancora più netto, segno che il radicamento territoriale dei partiti tradizionali si sta progressivamente indebolendo.
Il caso di Prato: partecipazione più alta, ma trend in calo
A Prato, alla chiusura del primo giorno, aveva votato il 39,62 per cento degli aventi diritto, contro il 49,79 per cento del 2020.
Nel Comune di Prato, dove sono stati allestiti 179 seggi, il dato si ferma al 39,99 per cento, in calo di oltre dieci punti rispetto al 50,47 per cento di cinque anni fa.
Si tratta di una flessione netta, ma comunque di un risultato migliore rispetto alla media regionale. Prato è infatti la seconda provincia per affluenza in Toscana, dietro solo a Firenze.
All’interno della provincia si notano lievi differenze: Poggio a Caiano registra la partecipazione più alta con il 42,01 per cento, seguito da Vaiano (41,09) e Carmignano (40,08). Vernio chiude la classifica con il 33,54 per cento. In tutti i comuni, tuttavia, si osserva la stessa tendenza alla diminuzione della partecipazione.
Un fenomeno regionale e sociale
Il calo dell’affluenza non è un episodio isolato. Riguarda tutta la Toscana e riflette un fenomeno che negli ultimi anni si è esteso a livello nazionale.
Alla base c’è un insieme di fattori: la perdita di fiducia nei partiti, la percezione che il voto non incida realmente sulle decisioni politiche e una crescente stanchezza civica, alimentata da anni di crisi economica e instabilità istituzionale.
Anche le condizioni meteorologiche della domenica hanno probabilmente inciso, ma solo in parte. Più rilevante è la componente generazionale: tra i giovani l’idea che “votare non serva a cambiare” si fa sempre più diffusa, mentre tra gli elettori più anziani prevale la disillusione verso una politica considerata distante e autoreferenziale.
Una competizione aperta, ma su uno sfondo fragile
La sfida per la presidenza della Regione Toscana resta aperta fra Eugenio Giani (centrosinistra), Alessandro Tomasi (centrodestra) e Antonella Bundu (sinistra).
Secondo la legge elettorale regionale, chi supera il 40 per cento dei voti al primo turno è eletto presidente; in caso contrario si procederà al ballottaggio.
In un contesto di partecipazione così ridotta, la capacità dei candidati di motivare e portare ai seggi i propri sostenitori può risultare decisiva. Ogni punto percentuale in più di affluenza può spostare equilibri significativi, specialmente nelle province più equilibrate come Prato o Pistoia.
Considerazioni finali: il voto come termometro della fiducia
L’affluenza è spesso considerata un indicatore secondario, ma in realtà rappresenta il cuore del rapporto tra cittadini e istituzioni.
In Toscana, dove per decenni il voto era percepito come un dovere civico e un segno di appartenenza politica, la discesa sotto il 40 per cento segna un cambio d’epoca.
Il dato di Prato, pur più alto della media, non è un segnale di eccezione ma piuttosto di resistenza: una città in cui la cultura civica resta viva, ma che sente anch’essa il peso della sfiducia diffusa.
Chi vince, in uno scenario simile, dovrà fare i conti non solo con i voti ottenuti, ma con l’altra metà della popolazione che ha scelto di non esprimersi.
Il futuro della politica regionale, e forse anche quello della partecipazione democratica, dipenderà dalla capacità di ricucire questa distanza, restituendo senso e credibilità all’atto del voto.
2025年托斯卡纳大区选举:投票率全面下降,普拉托仍高于平均值但下降超过10个百分点
2025年托斯卡纳大区选举的首个重要信号来自投票率。
截至10月12日星期日首日投票结束,全区仅有 35.7% 的选民前往投票,而在2020年同期,这一比例为 45.9%。近十个百分点的下降,显示出选民对政治的冷漠以及公民与制度之间不断扩大的距离。
投票站今天(10月13日,星期一)将开放至下午15点,最终的投票率将在下午公布。然而无论结果如何,趋势已经十分明确:托斯卡纳各省的投票率普遍下降,几乎没有例外。
佛罗伦萨和普拉托等人口较多的城市投票率略高于地区平均水平,但仍明显低于上次选举。在边远山区,下降幅度更加明显。
普拉托的情况
在普拉托省,截至首日投票结束时,共有 39.62% 的选民投票,而2020年同期为 49.79%。
在普拉托市本身,投票率为 39.99%,相比五年前的 50.47% 下降超过十个百分点。
尽管出现下滑,普拉托仍是托斯卡纳投票参与度第二高的省,仅次于佛罗伦萨。
在省内不同市镇之间,差异并不大。
Poggio a Caiano 的投票率最高,为 42.01%;Vaiano 为 41.09%;Carmignano 为 40.08%。
Vernio 最低,仅 33.54%。所有地区的共同点是——投票率较上届均显著下降。
投票率下降的原因
投票率的普遍下滑并非偶然,而是一种持续多年的社会趋势。分析人士认为,主要原因包括对政党失去信任、公民参与意识减弱,以及普遍存在的“投票无法改变现状”的心理。
对于许多选民来说,大区选举被视为影响有限的“地方事务”,缺乏吸引力。周日的恶劣天气也在一定程度上影响了年长选民的出行。
更深层的原因则与代际差异有关。年轻一代对政治的兴趣明显下降,他们更倾向于通过网络表达意见,而非通过投票参与制度化的政治进程。年长选民中也普遍存在失望情绪,认为无论谁上台,现实都不会发生根本变化。
候选人与选情
托斯卡纳大区主席的竞争仍在继续。三位主要候选人分别是:中左联盟的 Eugenio Giani、中右联盟的 Alessandro Tomasi 以及左翼阵营的 Antonella Bundu。
根据大区选举法,若有候选人得票超过 40%,将直接当选;否则将在两周后举行第二轮投票。
在如此低的投票率下,候选人动员选民的能力将成为关键。每增加一个百分点的参与率,都可能影响最终格局,尤其是在像普拉托和皮斯托亚这样竞争激烈的地区。
政治信号与社会意义
投票率被视为衡量民主信任度的“温度计”。
在托斯卡纳,投票曾是公民身份的重要象征,如今跌破40%,意味着一个时代的结束。
普拉托的相对较高参与度说明当地仍保持一定的公民活力,但整体趋势依然是冷淡和疏离。
选择不投票的人,同样在“表达态度”——他们用沉默传递出对政治的不信任。
无论谁最终赢得大区主席之位,都将面对一个更大的挑战:
如何重新赢得那一半未参与选举的公民。
未来的托斯卡纳政治能否恢复活力,将取决于政治力量是否能够重新建立信任,让投票重新成为有意义的公共行为。



















